L’inserimento delle cure palliative nei Lea (Livelli essenziali di assistenza)”pur sancendo un diritto fondamentale, non risulta sufficiente a garantire l’effettivo trattamento della sofferenza ancora largamente presente nei nostri nosocomi”. A sottolinearlo è Marco Ceresa, medico palliativista attivo a Milano. Per raggiungere l’obiettivo, spiega, è stato presentato “un nuovo atto parlamentare, sotto forma di Risoluzione volta ad impegnare il Governo all’inserimento delle cure palliative anche quale effettivo standard ospedaliero”.

“Non appare infatti avvenuto negli ospedali, dall’emissione dei nuovi Lea del marzo 2017 sino ad oggi, un significativo aumento della presenza delle cure palliative e della terapia del dolore. Probabilmente – osserva – solo una modifica fattiva che renda coerente ai Lea il ‘Regolamento degli standard ospedalieri’ (Dm 70/2015), potrà ottenere davvero tale risultato portando a servizi di Cure Palliativi stabili negli ospedali”.

La risoluzione (prima firmataria Anna Margherita Miotto, Pd) è stata presentata in Commissione Affari sociali alla Camera nei giorni scorsi. “Non va dimenticato – evidenzia Ceresa – che proprio l’ospedale è ancora in larga parte proprio quel ‘porto’ ove si trovano ad approdare spesso buona parte dei malati con sofferenza acuta non adeguatamente lenita. Il nodo delle cure palliative ospedaliere è fondamentale per indirizzare, dopo la risoluzione della fase acuta, i malati sofferenti verso i più adeguati servizi dedicati in relazione alla fase di malattia (ambulatori di Cp e terapia del dolore, assistenza domiciliare di Cp o Hospice)”.

La nuova risoluzione sollecita anche la ricerca di soluzioni riguardanti il problema formativo in Cure palliative, “prendendo atto della carenza importante dei medici palliativisti, che ad esempio – riferisce Ceresa – ha portato la Lombardia a consentire, nei Servizi di cure palliative, l’utilizzo anche di personale medico non in possesso dei requisiti di legge per operare in tale campo, stante l’accertata carenza regionale del 30% di medici palliativisti rispetto al fabbisogno. Le problematiche formative in cure palliative appaiono ancora largamente da affrontare in maniera concretamente fruibile per il sistema sanitario non apparendo evidentemente sufficienti le soluzioni sin qui attuate”.

Soprattutto, fa notare il medico palliativista, “se si vorrà estendere davvero il diritto alla cura della sofferenza a tutte le gravi malattie in cui si manifesta e non solo a quelle oncologiche cui ancora oggi è spesso limitato tale diritto”. La Risoluzione conclude impegnando il governo anche “ad assumere iniziative per potenziare l’attività formativa del personale sanitario, anche tramite un accordo tra il ministero della Salute e il ministero dell’Istruzione, università e ricerca per quanto attiene all’estensione della possibilità di accesso dei medici alla necessaria formazione specialistica dedicata (master in cure palliative) e la programmazione delle scuole di specialità, allo scopo di colmare le necessità che emergono anche in relazione alla più generale carenza di medici, prefigurata dalle recenti denunce della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo)”.

Va ricordato, conclude Ceresa, “che la stessa nuova legge sul Biotestamento dovrebbe portare necessariamente a maggior valorizzazione delle cure palliative, che vengono citate in essa molte volte. Affrontare davvero le tematiche del fine vita, non può prescindere dal provvedere, anche con gli opportuni adeguamenti normativi, affinché tale periodo di importante sofferenza venga effettivamente affrontato, in ogni luogo, con le appropriate cure specialistiche oggi disponibili, volte al sollievo della sofferenza. Sarebbe certo auspicabile che, in relazione alle problematiche del diritto alla cura della sofferenza, venisse trovato l’interesse e la convergenza di tutti”.

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