Il ruolo dell’attivita’ fisica nel recupero dei pazienti con malattia coronarica: gli esperti europei si riuniscono a Budapest da giovedì prossimo per dare avvio al progetto. In Europa la malattia coronarica (CHD) causa circa 1.7 milioni di decessi l’anno, con costi economici per la comunita’ europea stimati in 59 miliardi annui,  di cui circa il 32% legato ai costi sanitari diretti e il 35% all’assistenza della popolazione con malattia coronarica. Il progetto “sweaty hearts” coinvolge oltre all’Istituto di medicina e scienza dello sport del Coni, l’University Institute of sports medicine, prevention and ehabilitation di Salisburgo, l’Hungarian Sport and Lifestyle Development Cluster di Debrecen, l’Aristotelio Panepistimio Thessalonikis di Thessalonica, il Vzw Jessa Ziekenhuis di Hasselt, in Belgio, l’associazione Istituto Europeo per lo sviluppo socio economico di Valenza (Italia), l’ llami Szivkorhaz di Balatonfuered (Ungheria). Sono necessari interventi pratici ed efficaci per incoraggiare le persone a rimanere attive nella fase IV della riabilitazione cardiovascolare progettando programmi in cui i pazienti, organizzati in gruppi, seguano sessioni di attivita’ fisica, sessioni educative su stili di vita sani e sessioni motivazionali. E’ necessario anche predisporre la formazione del personale coinvolto e organizzare eventi per presentare il progetto alla comunita’ e coinvolgere strutture sanitarie e associazioni di pazienti. “L’attivita’ sportiva svolge un ruolo significativo per aiutare a mantenere un elevato livello di salute” – ha dichiarato il prof. Antonio Spataro, Direttore dell’IMSS – ma non e’ ancora altrettanto diffuso il concetto che per un paziente con CHD l’esercizio fisico sia una vera e propria medicina e come tale vada prescritto, con le relative indicazioni, dosaggio, controindicazioni e precauzioni d’uso”.

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