Un gruppo di ricercatori italiani ha creato in laboratorio una nanoprotesi nervosa in grado di “riparare” le lesioni al midollo spinale, quelle che oggi costringono milioni di persone al mondo a vivere su una sedia a rotelle. Ad annunciarlo e’ stato il Center for Nanomedicine and Tissue Engineering dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, insieme all’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano, l’Universita’ di Milano Bicocca e le Associazioni No profit per la ricerca e la cura delle malattie degenerative Revert Onlus, in uno studio pubblicato su Pnas. La ricerca ha fuso due grandi branche della ricerca: la scienza innovativa dei nanomateriali biologici e la medicina neuro-rigenerativa basata sulle cellule staminali cerebrali umane. Partendo da questi due componenti basilari e’ stato letteralmente sintetizzato in laboratorio nuovo tessuto nervoso umano tridimensionale, combinando peptidi auto-assemblanti, cioe’ piccoli frammenti di proteine, e cellule staminali neurali umane. Questa sorta di “protesi nervosa” e’ stata testata con successo su animali con lesioni al midollo spinale. “L’abbiamo testata su modelli animali e abbiamo ottenuto risultati importanti”, riferisce Fabrizio Gelain, coordinatore dello studio insieme ad Angelo Vescovi, direttore scientifico di Revert Onlus e dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. “Abbiamo ottenuto – continua – sia un miglioramento dell’attecchimento del trapianto rispetto alle tecniche precedenti, che un’oggettiva rigenerazione del tessuto midollare e un recupero delle funzioni motorie”. I materiali disegnati da Fabrizio Gelain sono biocompatibili, sintetici e composti al 99 per cento da acqua. Inoltre, le cellule staminali cerebrali sono le stesse utilizzate da Vescovi nella sua sperimentazione clinica sui pazienti con Sla e sclerosi multipla. Questo significa che la protesi nervosa potrebbe essere utilizzata in sicurezza in ambito clinico. “Se tutto andra’ bene potremmo iniziare la prima sperimentazione sui pazienti tra 2-3 anni”, sottolinea Gelain. Le implicazioni dello studio non riguardano solo le persone para o tetraplegiche. Il biomateriale sintetizzato dai ricercatori italiani potrebbe essere utilizzato anche per rigenerare altri tessuti, come il cuore e la pelle. Inoltre, i ricercatori potrebbero avere a disposizione un network di cellule nervose su cui testare futuri farmaci, minimizzando cosi’ la sperimentazione animale. 
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