L’obbligo di vaccinazione contro il morbillo “è indiscutibile. E’ necessario e non si cambia. Ma non tutte le vaccinazioni sono uguali, non hanno tutte la stessa priorità. La questione, in questi mesi, sconta un’impostazione sbagliata. Non si può proporre la vaccinazione come problema etico-morale. E l’obbligatorietà deve rimanere solo uno strumento di lavoro pratico, a disposizione della sanità pubblica per essere utilizzato quando e dove serve. Non un dogma”. Lo spiega Vittorio Demicheli (nella foto), epidemiologo, ex vicedirettore della sanità piemontese e oggi consulente della ministra della Salute, Giulia Grillo.

La vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia (Mpr) “non viene nemmeno lontanamente messa in discussione – precisa ancora Demicheli – ma l’obbligo non può essere un’arma da guerra, perché si rischia di fare dei danni. E’ uno strumento pragmatico. Un uso sbagliato, elevato a dovere civico, può avere controindicazioni”.

Una di questa “è la maggiore visibilità per i no vax, minoranza che diventa più pressante e centrale. Il clima da ‘guerra di religione’, inoltre, può affaticare e disorientare tutti, anche le persone più scrupolose. Così, per conquistare una minoranza, rischiamo di perderci quelli che i vaccini li hanno sempre fatti. E’ una riflessione che numerose istituzioni e studiosi stanno facendo. Bisogna evitare concentrarsi sui pochi che esitano perdendo di vista tutti gli altri e facendo, colpevolmente, crescere i movimenti che si oppongono ai vaccini”.

Per Demicheli, anche la discussione sul concetto di ‘obbligo flessibile’ è stata malposta. “Si è parlato di un ossimoro, di una contraddizione in termini – ricorda – ma dovrebbe essere ricondotta a termini molto più pratici e di buonsenso. Ovvero, ripeto, all’uso dell’obbligatorietà come strumento. Da usare, con flessibilità, quando e dove è necessario”.

L’esperto fa l’esempio dell’anti-tetano. “Rispetto al morbillo, chi non si vaccina contro il tetano nuoce solo a se stesso. Eppure, correttamente, nell’Italia post bellica si è adottato l’obbligo per rendere più accessibile la prevenzione in un Paese dove era difficile far arrivare l’educazione sanitaria nelle famiglie. Era una priorità. Oggi non abbiamo la stessa priorità. E, più in generale, non tutte le vaccinazioni hanno la stessa priorità”.

Per quanto riguarda l’avvio dell’imminente anno scolastico, continua Demicheli, “la situazione per le famiglie è chiara. C’è una legge vigente che rende obbligatorie 10 vaccinazioni. E chi non le fa (da 0 a 6 anni, ndr) non potrà essere ammesso. E’ la legge e va applicata. Punto. Per il futuro – quando il Parlamento ci consegnerà una legge che permette al Servizio sanitario nazionale di usare l’obbligatorietà dove e quando necessario – si potrà ridiscutere dell’uso dell’obbligo, con la stessa perentorietà, per tutti e 10 i vaccini e per l’intero territorio nazionale”.

CONDIVIDI