Quando la tecnologia si mette al servizio della salute il risultato e’ innovazione, sicurezza, efficienza e risparmio. Questo e’ precisamente cio’ che sta avvenendo nel trattamento del carcinoma mammario e del linfoma non Hodgkin, patologie largamente diffuse e ad alto impatto sociale che hanno visto cambiare la loro storia grazie all’avvento di innovazioni terapeutiche come gli anticorpi monoclonali, che attraverso le nuove tecnologie di somministrazione sottocute sono oggi ancora piu’ a misura di paziente. ‘I risultati che sono stati raggiunti oggi grazie alla ricerca scientifica erano impensabili fino a pochi anni fa e questo ha permesso a milioni di persone in tutto il mondo di portare avanti progetti di vita, guardando con speranza al futuro oltre la malattia- afferma Davide Petruzzelli, Presidente de La Lampada di Aladino Onlus- Tuttavia e’ fondamentale che le innovazioni anche tecnologiche siano rese note ai pazienti, disponibili nelle strutture ospedaliere e recepite nell’organizzazione del percorso di cura, altrimenti affermare la centralita’ del paziente rischia di diventare un semplice slogan’.

Davide Petruzzelli, Presidente de La Lampada di Aladino Onlus

Oggi piu’ che mai e’ necessario valutare ogni innovazione, sia essa terapeutica o tecnologica, in un’ottica multidimensionale che comprenda tutti gli aspetti ad essa correlati nel breve e lungo periodo: assistenziali, economici, sociali ed etici. Questo obiettivo e’ raggiungibile attraverso l’Health Technology Assessment che consente di analizzare le variabili con il valore aggiunto della partecipazione di tutti gli stakeholder coinvolti nel processo (dalle Istituzioni, al clinico, fino al paziente). Con questo approccio e’ stato realizzato il Report Hta prodotto da Altems-Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore di Roma- con il sostegno di Roche, dai cui dati emerge con evidenza che le terapie sottocute o “terapie brevi” consentono di salvaguardare la qualita’ di vita del paziente e contemporaneamente di rendere piu’ efficiente il sistema da un punto di vista organizzativo, economico e sociale. Il Report si caratterizza per la solida e robusta base di dati real-life fotografati negli oltre 3.000 questionari compilati dai pazienti e da piu’ di 60 centri ospedalieri coinvolti in tutta Italia. La visione d’insieme ottenuta dallo studio evidenzia che l’adozione di terapie brevi consente di ottenere efficienza organizzativa e operativa dei day-hospital, con dimezzamento del tempo impiegato da infermieri e farmacisti, e risparmi economici che si concretizzano in costi sociali evitati pari a oltre 60 milioni di euro complessivi (31,5 milioni di euro in oncoematologia e 30 milioni di euro in oncologia). La formulazione sottocute “patient friendly” ha un impatto concreto sulla qualita’ del tempo del paziente, che e’ prima di tutto una persona, con un lavoro, una famiglia e un impegno sociale che devono essere rispettati anche nell’impostazione del percorso di cura. Offrire una riduzione dei tempi di attesa in ospedale del 34% e in generale del 50% la permanenza nel day-hospital significa riconsegnare alla persona e alla societa’ un tempo di qualita’.

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