È accaduto tutto in poche ore, sabato pomeriggio, all’interno di una struttura dello Sprar, il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, di via dello Stadio, al centro della cittadina a Nord di Roma. Operati secondo una tradizione rituale nigeriana, i due fratellini, nati a Latina nel gennaio 2017, hanno un’ emorragia. Il sedicente medico, anch’egli nigeriano, non riesce a cauterizzare a dovere le ferite dei due pazienti. La situazione precipita e i bimbi perdono i sensi. Inutile ogni tentativo di bloccare il sangue. La donna, presente all’intervento casalingo, chiede aiuto ai sanitari del 118. Gli operatori della struttura si accorgono di quanto sta accadendo solo quando arriva l’ambulanza. Trasportati all’ospedale Sant’Andrea, per uno dei due fratellini i medici, quelli veri, non possono far altro che constatare il decesso.

L’altro bimbo viene ricoverato in terapia intensiva e sottoposto a trasfusione. La speranza è che nel giro delle prossime ore il suo corpo reagisca bene ai farmaci ed esca dal coma. Un fatto che lascia sgomenti, a cominciare dalla piccola comunità del paesino laziale. «La donna ha altri cinque figli in Nigeria – dicono gli operatori dello Sprar – è arrivata qui il 15 novembre dal Cas di Rieti e si è subito integrata con la comunità. Attentissima ai figli, educata, frequenta una scuola d’italiano nella capitale». Nessun sospetto sulle intenzioni della donna, secondo quanto raccontano gli stessi volontari.

Il falso medico è stato sottoposto a fermo di polizia dagli agenti della squadra mobile di Roma, intervenuti dopo la segnalazione del 118. La Procura di Tivoli ha aperto un fascicolo con le accuse di omicidio colposo aggravato e lesioni gravissime. «Ci costituiremo parte civile – dichiara l’Arci Roma che gestisce la struttura di Monterotondo assieme al Comune dal 2009 – se accertate le responsabilità. È una tragedia che lascia senza parole, attendiamo con ansia dai medici notizie del secondo bambino».

In Italia la circoncisione, ovvero la rimozione chirurgica della pelle del prepuzio che ricopre il glande e in genere anche di parte del frenulo, non è tra le prestazioni coperte dal servizio sanitario nazionale se non per motivi di salute, infezioni o malformazioni. Questo il motivo per cui gli appartenenti ad alcune religioni, soprattutto musulmani, la praticano utilizzando persone senza alcun titolo. Immediate le reazioni. «Tolleranza zero per chi pratica clandestinamente la circoncisione» dichiara Maria Spera, deputata FI e capogruppo in Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza. «Le morti da circoncisione clandestina sono piu’ del 35 per cento di quelle che si effettuano in Italia» dichiarano l’Amsi, l’Associazione medici stranieri in Italia e le Comunità del Mondo Arabo in Italia, Co.Mai. La richiesta al Ministero della Salute è di autorizzare la circoncisione presso le strutture sanitarie pubbliche e private a livello nazionale con prezzi accessibili a tutte le famiglie musulmane ed ebree.

 

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