Mario Caiazzo

Inchiesta sulle presunte tangenti nella sanità a Milano. Gli inquirenti nel corso delle indagini hanno acceso i riflettori soprattutto sulla figura dell’imprenditore Tommaso Brenicci, considerato il «perno dell’attività corruttiva», che avrebbe avuto luogo nei confronti di medici del Cto-Pini meneghino e del nosocomio Galeazzi, e del direttore sanitario del Pini, Paola Navone.

Quest’ultima, finita ai domiciliari, nel corso dell’interrogatorio di garanzia svoltosi lo scorso 14 aprile davanti al gip Teresa De Pascale, si è difesa dichiarando tra le altre cose, di aver dato «fastidio perché ho cercato di mettere ordine in un ospedale colabrodo.

Prima del mio arrivo, nel gennaio 2016, sugli acquisti regnava l’anarchia». Secondo la difesa, Paola Navone, chiedeva di essere ascoltata da circa un anno. Vale a dire proprio nel periodo appena successivo all’arrivo dell’esposto anonimo in Procura del 14 febbraio 2017. I magistrati, però, nel faldone dell’ordinanza che ha portato a sei arresti (una persona è finita in cella, altre 5 ai domiciliari) annotano anche di presunti «favori» e «doni» che sarebbero stati elargiti dall’imprenditore Brenicci al direttore sanitario del Cto-Pini.

L’inchiesta per tangenti e forniture ospedaliere è stata condotta dalla Procura di Milano

Secondo gli inquirenti, Navone, avrebbe ricevuto 5mila euro per la copertura delle spese relative alla partecipazione al II congresso Estrot di Parigi (27-29 giugno 2016). I titolari dell’inchiesta annotano tra quanto avrebbe dispensato Brenicci, anche un cesto natalizio con prodotti enogastronomici del valore di mille euro e «la promessa da parte dell’imprenditore, accettata da Navone, di uno stage post-universitario per sua figlia, da tenersi in una delle società (riconducibili proprio a) Tommaso Brenicci».