Terapie che si vanno rivelando efficaci per la schizofrenia, ma resta ugualmente drammatico l’impatto sociale sulle esistenze dei malati: il 47,2% ha lasciato il lavoro, il 33,8% non ha potuto terminare gli studi. Vita dura anche per i familiari, per i caregiver, per le ricadute delle attivita’ di assistenza sul lavoro e nelle relazioni. Lo dice il Censis a conclusione della ricerca “Vivere con la schizofrenia: il punto di vista dei pazienti e dei loro caregiver” realizzata con il contributo non condizionato di Lundbeck e Otsuka, che e’ stata presentata oggi a Roma da Ketty Vaccaro, responsabile dell’Area Welfare e salute del Censis, e discussa da Bernardo Carpiniello, presidente della Sip-Societa’ italiana di psichiatria, Luigina Di Liegro, presidente della Fondazione internazionale Don Luigi Di Liegro, Alberto Siracusano, presidente della Sopsi-Societa’ italiana di psicopatologia, Fabrizio Starace, presidente della Siep-Societa’ italiana di epidemiologia psichiatrica. Ricerca che parte dai dati riportati dall’Istituto Superiore di Sanita’: in Italia sono circa 245.000 le persone che soffrono di questo disturbo, una patologia ad esordio precoce, una grave malattia mentale dai sintomi complessi che possono provocare significativi cambiamenti comportamentali. Malattia che colpisce in giovane eta’ (tra i 15 e i 35 anni) e puo’ avere effetti dirompenti sul progetto di vita della persona che ne e’ affetta.

Nella ricerca, realizzata su un campione di pazienti con diagnosi di schizofrenia e su un campione di familiari di pazienti, emerge che l’esordio piu’ frequente si registra in media a 23,5 anni, ma il percorso che porta alla diagnosi dura circa 3 anni. C’e’ infatti un ritardo nella diagnosi: poco piu’ di un paziente su quattro ha ricevuto la diagnosi di schizofrenia alla prima visita (il 27,2%), mentre il 15,2% ha ottenuto l’inquadramento della patologia dopo oltre cinque controlli, il 12,6% dopo tre o quattro consulti medici, il 7,9% dopo il secondo incontro. Vi e’ poi un’alta percentuale di pazienti (il 37,1%) che non ricorda il numero di visite necessarie al riconoscimento della patologia. Il 59,7% dei pazienti ha ottenuto la diagnosi durante una visita ambulatoriale presso uno specialista, il 35,4% durante un ricovero in una struttura pubblica, il 2,1% durante un ricovero presso una clinica privata. Ai primi sintomi, il 58,8% dei pazienti si e’ rivolto a uno specialista (nel 39,9% dei casi a uno specialista pubblico, mentre nel 18,9% a un professionista privato). Tra gli specialisti, gli psichiatri sono stati i medici piu’ consultati (34%), mentre lo psicologo e’ stato indicato dall’11,7%. Nella cura e’ essenziale la fiducia: il 72,1% dei pazienti e’ soddisfatto della capacita’ del proprio medico di coinvolgerlo nella scelta della terapia e il 71,5% per l’efficacia dei farmaci. Il giudizio positivo nei confronti dei farmaci prescritti si traduce in buoni livelli di compliance: il 66% dichiara di non scordare mai di assumere le medicine e il 20,3% di prenderle la maggior parte delle volte. Nonostante il paziente possa godere di lunghi periodi di remissione dalla sintomatologia, e’ frequente la possibilita’ di ricadute: e’ rilevante il numero di pazienti (il 22,9%) che nel corso dell’ultimo anno ha avuto un ricovero in ospedale o in una clinica privata a seguito di una ricaduta.
Drammatico l’impatto sociale sin dai primi sintomi. I pazienti che ricevono quotidianamente aiuto nella gestione della malattia dai familiari sono la maggioranza: il 70,7% (l’84,2% dei piu’ giovani) ha un familiare in casa che si prende cura del suo benessere. L’impatto della schizofrenia e’ sin dai primi sintomi di grande rilevanza: il 42,1% dei pazienti considera la qualita’ della propria vita prima dell’inizio dei trattamenti sotto la media (17,8%) o scarsa (24,3%). L’attivita’ lavorativa e’ stata largamente pregiudicata dal sopraggiungere della patologia: oltre a quel 47,2% che ha dovuto lasciare il lavoro, la ricerca dice che il 25,4% ha perso ore di lavoro, il 23,2% e’ stato costretto a cambiare attivita’ lavorativa e il 16,2% ha ridotto il tempo dedicato alla propria occupazione. La precoce eta’ media di comparsa della patologia ha impedito al 33,8% di ultimare il percorso scolastico, mentre il 12% ha dovuto modificare il corso di studi. Le conseguenze in termini personali dell’insorgere della malattia segnano fortemente lo stato d’animo dei pazienti.
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