“Siamo costretti a parlare della cartella clinica di Pamela perche’ lo ha gia’ fatto la famiglia, esibendo in televisione una pagina relativa alla terapia praticata alla giovane, che si dice essere stata pero’ oscurata. Non e’ cosi'”. La cooperativa sociale Pars di Corridonia (Macerata), dov’era ospitata Pamela Mastropietro fino al 29 gennaio, replica alle dichiarazioni della famiglia della 18enne, uccisa il 30 gennaio e ritrovata fatta a pezzi in due trolley abbandonati sul ciglio di una strada a Pollenza. Per l’omicidio e lo smembramento del cadavere sono indagati quattro nigeriani di cui tre attualmente in carcere e uno a piede libero. “Dall’originale consegnato dalla Pars in Procura – spiega una nota del suo legale, avv. Gianfranco Formica – dal quale e’ stata tratta la fotocopia mostrata in televisione, sono ben identificabili anche tutti i farmaci, i quantitativi e i tempi delle rispettive somministrazioni”. “Come risulta da altra parte della cartella, pero’ – si legge ancora – a partire dal 15 gennaio la terapia e’ sostanzialmente cambiata, talche’ un operatore, a beneficio dei colleghi, ha ritenuto di dover sfumare a matita i farmaci a quel punto dismessi; da qui la ipotizzata loro cancellazione, che cancellazione non e’. Risultano, invece – prosegue l’avvocato – di seguito ben leggibili i nuovi farmaci prescritti e uno la cui somministrazione non era stata dismessa, che erano ancora utilizzati alla data della fuga della ragazza”. “Basterebbe – rimarca il legale – prendere visione dell’originale della cartella consegnata in procura per avere conferma della buona leggibilita’ della pagina in questione e, prima ancora, che la deprecata cancellazione e’ eliminabile con un semplice tratto di gomma. Il tutto a conferma dalla totale trasparenza del documento”. “Ferma dunque la buona fede dei familiari di Pamela, con in quali la Pars si e’ sempre positivamente rapportata – conclude la nota – e’ certo che una semplice preventiva loro richiesta telefonica di chiarimento avrebbe di sicuro evitato un deprecabile danno alla comunita’ da me assistita”.

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