Vito Rago, ds dell'ospedale San Paolo

Mario Caiazzo

Un caso di tubercolosi all’ospedale San Paolo di Napoli. E’ quanto evidenzia Federconsumatori Campania, in una nota inviata al direttore sanitario del nosocomio di Fuorigrotta, Vito Rago. La missiva è stata ‘spedita’ all’inizio dello scorso gennaio. Dopo un po’ è arrivata la risposta, che secondo l’avvocato Carlo Spirito (responsabile dello Sportello sanità dell’associazione) «è stata alquanto generica e non ha fornito le rassicurazioni richieste ». Tanto è vero che a distanza di quasi due mesi da quell’episodio, Spirito afferma: «Bisogna tenere alta l’attenzione. Per questo continueremo a vigilare». I fatti risalgono all’inizio del 2018. Federconsumatori chiede « rassicurazioni urgenti circa il recente riscontro di un caso di tubercolosi presso l’Ospedale San Paolo, per il ricovero in barella in Medicina d’urgenza del 2 gennaio 2018.

Il presidente di Federconsumatori Campania, Rosario Stornaiuolo

In particolare la nostra preoccupazione nasce dal fatto che, per quanto inteso, sarebbero passate ben 24 ore prima del trasferimento del paziente dal reparto e 12 ore dal sospetto diagnostico, con rischio elevatissimo di contagio dei molti pazienti e parenti presenti, trattandosi di ambienti chiusi e di patologia che si trasmette per via aerea. Sospetto che avrebbe dovuto comportare l’isolamento del paziente od almeno l’esecuzione immediata dei normali test di riscontro». Secondo quanto riferisce la nota di Federconsumatori (datata 5 gennaio 2018), nell’ambiente si sarebbe continuato a far soggiornare i pazienti, senza una bonifica, avvenuta solo successivamente. La risposta dei vertici dell’ospedale arriva il 10 gennaio. Si rassicura Federconsumatori che è stato rispettato ogni protocollo e che non c’è alcun pericolo.
Ma la lettera inviata dal San Paolo viene considerata, «generica e non esaustiva rispetto a quanto avevamo chiesto nella nostra missiva», ribatte l’avvocato Carlo Spirito. Non bisogna dimenticare che già a maggio del 2017, il nosocomio di Fuorigrotta era stato interessato da un altro caso di tubercolosi. Nell’occasione tre dipendenti furono infettati.