Un'indagine su alcuni appalti ha condotto agli arresti domiciliari per il Direttore generale Ciro Verdoliva, 8 Novembre 2017. La misura eseguita dovrebbe rientrare nell'ambito di uno dei filoni dell'inchiesta sugli appalti Romeo, 8 novembre 2017. ANSA / CIRO FUSCO

È stato appena diramato dalla Direzione Generale dell’A.O.R.N. Cardarelli il comunicato stampa relativo alla situazione attuale dell’ospedale, interessato negli ultimi giorni dal picco di accessi stagionale, legato all’influenza.

“Anche il Cardarelli, come altri DEA di I e II livello della Regione Campania, continua ad essere sotto pressione a causa dell’altissimo numero di accessi degli ultimi giorni, fenomeno che si era notevolmente ridotto dallo scorso ottobre; tale superafflusso coincide con il picco influenzale che in questa settimana era atteso e che trova conferma nelle patologie che giungono al PS e per le quali necessita il ricovero in area di emergenza ovvero in area specialistica” spiegano dallo’ Azienda Ospedaliera di Via Pansini.

“Il dato attenzionato riguarda, come è ovvio, il numero di barelle nelle unità operative dell’area di emergenza, che ha superato alle ore 8,30 di questa mattina la soglia di criticità “arancione” (< 35). Le azioni messe in campo, predisposte preventivamente con disposizioni che, da tempo, pianificano quanto necessario in casi di superafflusso, stanno consentendo di liberare un discreto numero di posti letto, che certamente non riduce l’allerta di queste complesse giornate, ma alleggerisce la pressione sul pronto soccorso e diminuisce il numero di barelle per il quale
resta alle ore 19,00 – complessivamente – una criticità “verde” (i.e. fisiologica, ndr)”.

Ancora una volta emerge l’inadeguatezza della rete di assistenza sanitaria territoriale, e la mancanza di “educazione sanitaria”, all’origine del confluire indiscriminato di pazienti al Cardarelli.

“Si evidenzia l’alta percentuale di pazienti” prosegue infatti il comunicato “dimessi nelle prime 2/6 ore o comunque non oltre le 12 ore dal P.S. – con valori pari al 64%; tali accessi – da definire “INAPPROPRIATI” – generano l’”affollamento” ovvero il “congestionamento” del Pronto Soccorso con gravissime ripercussioni sui tempi di attesa, sui tempi di trattamento complessivo nonché sul sovraffollamento delle aree di attese sia degli accompagnatori ma – soprattutto – dei pazienti. Tali accessi “INAPPROPRIATI” incidono, poi, sugli operatori sanitari (medici, infermieri, operatori sociosanitari) che sono costretti a visitare / a trattare / a governare un maggior numero di pazienti in altissime condizioni di stress temporale; per quest’ultima difficoltà la Direzione strategica ha autorizzato l’integrazione di operatori sanitari per ogni turno fino al rientro delle soglie stabilite per la dichiarazione di “crisi””.

Nonostante questo:

“I tempi di attesa risultano “poco superiori alla media”” informa il Cardarelli.

“Il bed manager resta, sempre, in costante contatto con le unità operative finalizzando la sua azione a rendere limitato a poche ore lo stazionamento in barella dei pazienti che possono lasciare l’area di emergenza”.

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