Ercolano è un po’ Scandinavia da due anni a questa parte. Il merito è di Raffaella De Simone, ginecologa e consulente sessuale, membro della FISS Federazione italiana di sessuologia scientifica, la quale cura in due scuole medie di Ercolano (De Curtis e Ungaretti) “Capire l’Amore”: un ciclo di incontri con i ragazzi incentrato sull’educazione sessuo-affettiva. In contesti difficili, in cui per molte ragazzine la massima aspirazione è ancora quella di sposarsi e fare i figli -perché completamente ignare di possibilità di realizzazione offerte dallo studio e da una carriera indipendente- ecco che si aprono finestre di speranza sul futuro: “si aprono le menti, si aprono le aspettative di questi ragazzi. Cominciano a sognare, ad avere una progettualità, a capire che anche loro ce la possono fare e possono vivere una realtà diversa rispetto alle famiglie di origine, o comunque alla comunità nella quale sono inseriti”. Non solo sesso, ma amore, amicizia, famiglia: l’obiettivo è rieducare la società a partire dalle sue basi. I genitori del futuro sapranno raggiungere e tramandare un reale modello di educazione paritaria o verranno schiacciati dalle controindicazioni della tecnologia e dall’isolamento? Salute a tutti ne parla con la dott.ssa Raffaella De Simone.

“Capire l’Amore” è un progetto che va avanti già da due anni. Come definirebbe esperienza?

E’ una bellissima esperienza, che sta funzionando, tant’è che i risultati in merito ai questionari rivolti agli studenti per capire sia le loro sensazioni, quindi il punto di vista emotivo, sia il loro apprendimento a livello scientifico io li ho portati al congresso nazionale della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica alla quale io appartengo. Ed è stato un bel successo, perché i ragazzi hanno risposto molto favorevolmente. Innanzitutto hanno accolto con grande entusiasmo il progetto, facendo le loro richieste anche rispetto agli argomenti da trattare, e inoltre hanno partecipato attivamente anche alle attività previste alla fine del progetto, mettendo in atto una manifestazione di educazione alla pari, quindi la forma di educazione più alta che esiste in tutti i protocolli relativi all’educazione.,E sono stati messi in grado di insegnare, fare informazione alle classi dell’anno precedente su ciò che avevano imparato dell’ educazione sessuale affettiva.

E’ possibile intervenire su ragazzini già nella pubertà, quando questi provengano da famiglie con modelli educativi disfunzionali, lontani dall’educazione paritaria?

I ragazzi hanno tra i 12 e i 16 anni, poiché molti di essi sono ripetenti, provenendo appunto da realtà difficili spesso. Hanno anche alle spalle famiglie in cui ci sono storie familiari di abusi. Eppure è possibile: i protocolli di educazione sessuo-affettiva, secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità aggiornate, su cui si basa il progetto, prevedono il raggiungimento di obiettivi sia emotivi, sia di personalità. Ma la cosa bella è che riesce a superare i modelli disfunzionali che loro hanno avuto come esempio in famiglia o nella comunità. Il merito di questo tipo di progetto è che prevede un tipo di intervento promozionale nel senso di promuovere l’accrescimento e l’espressione della personalità dei ragazzi a 360 gradi, quindi non solo nell’accezione preventiva rispetto a malattie sessualmente trasmissibili, per ridurre comportamenti a rischio, e gravidanze inaspettate, ovvero tutto ciò che ci si aspetta da un progetto di educazione sessuale standard. Qui noi parliamo di amicizia, di amore, di innamoramento, di famiglia. E’ una ripresa dei valori normativi sociali più alti. Si pone l’accento sul valore che deve avere una famiglia nell’essere il fulcro della promozione della personalità di un ragazzo e delle sue capacità . I modelli disfunzionali possono essere superati, ovviamente bisognerebbe lavorarci a 360 gradi, non soltanto nel momento in cui si attua il progetto, dando anche delle possibilità di aggregazione con attività extrascolastiche, con arti e sport. Ma questo è un sogno!

La “campana protettiva, della scuola infatti è solo una parte della vita e del tempo dei ragazzi. Poi si torna alla famiglia, all’ambiente di origine. Parte dei progressi verranno persi, no?

La scuola svolge un ruolo di fondamentale importanza e quindi dal piccolo si può partire per cercare di creare delle cose. Ovviamente il sogno sarebbe quello di inserire l’educazione sessuo-affettiva come materia di studio, come avviene nelle comunità del Nord Europa , che sono molto più evolute di noi da questo punto di vista, perché hanno ormai incorporato come concetto nella loro cultura questo dell’educazione sessuo-affettiva, attraverso iniziative come l’ora di empatia. Insomma diciamo che ci vorrebbe una riforma rispetto a questo, o almeno l’approvazione della legge che consente di poter fare questo in tutte le scuole . Io lo faccio perché trovo dei dirigenti scolastici che hanno delle larghe vedute, ma è complesso.

Da parte delle Asl sui vari territori, non c’è possibilità di dedicare degli spazi a questi tipo di progetti?

Io ho provato a fare nella settimana del benessere sessuale uno sportello di ascolto e consulenza per le disfunzione sessuali maschili e femminili e giustappunto per avere una visibilità, per far comprendere al territorio che c’era una forza da quel punto di vista, in loco. Ma le Asl che mettono in atto dei piccoli percorsi di educazione sessuale, che hanno ovviamente solo l’accezione profilattica preventiva, è come se ci facessero un po’ la guerra. Non sono disposti ad integrare delle figure professionali che hanno delle competenze diverse e che possono apportare delle innovazioni, perché è come se scattasse una forma di competizione generata da vari motivi. Ma il punto è che bisognerebbe andare oltre gli interessi personali per capire qual è l’interesse della comunità, soprattutto giovane e adolescenziale che è quella più complicata. L’adolescenza è l’età di transizione durante la quale le trasformazioni del corpo e i cambiamenti ormonali ti danno un cambiamento molto importante della personalità e del cervello . L’adolescenza dà la cifra del futuro adulto. Bisognerebbe pensare a una progettualità più ampia, istituzionale, allargata alle Asl e quindi che comprendesse una formazione per gli addetti ai lavori, gli stessi ginecologi e psicoterapeuti: dargli strumenti di formazione per progetti che hanno un’accezione più promozionale e olistica rispetto alla sola accezione preventiva. E’ un lavoro duro, bisognerebbe partire dal basso.

Ha altri progetti in cantiere, oltre questo?

Sì. Quest’anno inizia anche un altro progetto per le scuole elementari, per i ragazzi più piccoli. Secondo le linee guida bisognerebbe iniziare questo percorso di educazione sentimentale , quindi sessuo-affettiva, dalla tenera età di 4 anni, somministrando con un linguaggio adeguato dei concetti che sono studiati per fasce d’età. Ho messo a punto un progetto per la fascia d’età tra gli 8 e 10 anni, bambini che vanno ad affrontare il periodo della pubertà e della preadolescenza. Cominciamo tra una settimana.

Come sono le reazioni dei genitori dei ragazzi che partecipano a questi progetti?

Essendo tutti ragazzi minorenni convoco sempre una riunione con i genitori per farmi conoscere, per far conoscere il progetto e gli argomenti, ma devo dire che la partecipazione dei genitori è scarsa, c’è davvero disinteresse. Però quelli che poi partecipano alla riunione mi chiedono di rincontrarmi, capiscono gli obiettivi e vorrebbero coltivare quel terreno grazie ai mezzi offerti dalla scuola. Molti si sentono inermi, assolutamente sguarniti di qualsiasi possibilità di collaborazione e quindi delegano con entusiasmo a me . Le autorizzazioni sono state abbastanza massive, i ragazzi che hanno partecipato sono sempre state quasi massive. Ho sempre voluto includere ragazzi disabili , motori o psichici, perché bisogna anche far capire a tutti che l’affettività è una grande risorsa per i disabili. La cultura rispetto alla disabilità è che la sessualità a loro è negata . Il mio è un lavoro di inclusione nel sentimento dell’amicizia, dell’amore, della sessualità, chiaramente senza alimentare illusione. La disabilità restringe di molto il range della scelta per il disabile. E’ più probabile che condividano sentimenti tra di loro, molto più realizzabile . Ercolano ha due poli riabilitativi molto importanti. Gli ostacoli rispetto alle Istituzioni sono forti, ma bisogna impegnarsi in questa direzione.

Nel resto della Campania non esistono corsi del genere?

L’accezione sessuo-affettiva è una peculiarità di noi esperti nel settore, quindi sessuologi clinici o consulenti sessuali, o esperti sessuali che hanno ottenuto il titolo nella federazione. Ma in Campania noi siamo cinque, quindi non credo proprio ci siano altri progetti.C’è scarsa domanda, ma soprattutto scarsissima conoscenza della figura del sessuologo.

Invece di sessuologi ci sarebbe disperatamente bisogno con il tasso di femminicidi e la violenza domestica di cui è piena la cronaca.

E’ la cultura della violenza. Stare a casa a fare figli. Questa è la base per la intimate violence : la donna che sta a casa, il marito padre padrone. La donna viene sentimentalmente isolata rispetto a tutte le sue altre possibili risorse familiari e amicali, si crea una dipendenza assoluta dalla figura dell’uomo e così finisce. A breve costituirò un’associazione culturale, non soltanto per progetti di formazione per esperti ed educatori, ma che ospiterà anche la terapia delle disfunzioni sessuali. La mia idea è quella di creare un polo di benessere sessuale .

Lei è sposata? Ha figli? Se sì come coniuga tutto questo con la professione?

Io sono sposata e ho due figli . E’ molto difficile e complicato, Bisogna farsi forti della propria cultura e professionalità:sono questi i valori. E poi è vero che io lavoro moltissimo, però per esempio questo primo progetto per la scuola dell’infanzia lo faccio nella classe di mio figlio . E’ pensato anche affettivamente per l’accrescimento giusto di mio figlio. La classe che ha accolto questo progetto sperimentale è quella frequentata da mio figlio, un modo diverso per dedicare del tempo costruttivo e affettivo a mio figlio, al di là delle mura domestiche. Questo è insegnare dei valori a un figlio, e anche insegnare che una madre può sia essere una professionista, mettersi al servizio di una comunità, ma anche al servizio dell’educazione, del sentimento nei suoi confronti.

Che peso hanno la tecnologia e i social sulla crescita sessuo-affettiva di questi ragazzini?

Quello dei social è uno degli argomenti che viene affrontato da subito : il bullismo, l’abuso, il valore dei social, che è positivo ma anche negativo, bisogna farne un uso congruo e responsabile. Questi ragazzi devono anche essere capaci di relazionarsi occhi negli occhi . Ormai i sentimenti si esprimono attraverso le emoticon . Noi ci divertiamo in laboratori didattici, c’è un laboratorio interattivo in cui faremo simulazione della conquista, dell’approccio, dell’innamoramento: mettiamo su delle scene. Quando parleremo dell’innamoramento: come si riconoscono i segni corporei dell’innamoramento? Guarderemo lo spezzone dei Peanuts quando Charlie Brown ha il cuore a mille, pallido, suda. Passeremo alla simulazione della conquista. Son tutte cose che loro non vedono più, non vivono più. Anche il sesso: per loro il sesso è la pornografia, ma non è quello fare l’amore. Il modello dei peni enormi di questi pornodivi non aderenti alla realtà genera un confronto da cui si esce perdenti e ci si crea delle false convinzioni. Sono nuovi modelli culturali assolutamente irreali, contro cui bisogna lottare.

Come vivono la scoperta del sesso in una società più libera, in cui l’omosessualità è parte integrante?

L’orientamento sessuale e tutto ciò che riguarda il concetto di omosessualità ed eterosessualità viene affrontato nel progetto, e vengono affrontati anche modelli di famiglia non conformi alla tradizione, cosa che fa parte della nostra società. Loro cominciano a capire che l’omosessualità non è una malattia, che l’esperienza omosessuale può essere una tappa , che esiste l’inclinazione sentimentale naturale. Imparano anche che nell’adolescenza il dubbio viene a tutti, per i grandi cambiamento cerebrali in atto, che possono semplicemente essere espressioni dell’affettività, dell’amicizia. Attraverso questionari risulta che hanno appreso e fatto loro tutte queste cose, mi auguro che possano avere nel futuro le migliori possibilità di vita e ricordino con piacere questa esperienza.