L’obbligo vaccinale e’ un’esagerata coercizione a danno di milioni di famiglie o una sacrosanta misura sanitaria di prevenzione visto l’allarmante ritorno di malattie dimenticate, a partire dall’epidemia di morbillo che vede l’Italia tra i “sorvegliati speciali” d’Europa? Su questo dilemma si sono consumati i primi cento giorni di governo gialloverde in tema sanita’. I 5 stelle, non e’ un segreto, hanno al loro interno una forte componente no-vax, che gioca di sponda con le truppe piu’ agguerrite sui social. Ma sono molti anche i favorevoli ai vaccini, a partire dal ministro Giulia Grillo, che e’ un medico e che non ha perso occasione, in una delle sue prime conferenze stampa al dicastero, di annunciare che il bambino che sta aspettando “ovviamente” sara’ vaccinato nei tempi previsti. Di certo quello dei vaccini e’ uno dei temi piu’ controversi: non a caso il “contratto” tra M5s e Lega dedicava all’argomento, ritenuto evidentemente spinoso, solo poche righe: “Pur con l’obiettivo di tutelare la salute individuale e collettiva garantendo le necessarie coperture vaccinali, va affrontata la tematica del giusto equilibrio tra il diritto all’istruzione e il diritto alla salute, tutelando i bambini in eta’ prescolare e scolare che potrebbero essere a rischio di esclusione sociale”. Da qui e’ partita Giulia Grillo, dal difficile tentativo di conciliare due esigenze inconciliabili, cioe’ il diritto alla salute di tutti i bimbi, e in special modo di quelli immunodepressi per i quali un virus qualsiasi puo’ essere fatale, e il diritto allo studio dei bimbi che i genitori scelgono di non vaccinare, precludendo loro, fino a 6 anni, le aule delle scuole per l’infanzia. “Valuteremo tempi e modi”, dice prudentemente il ministro il 4 giugno, suo primo giorno a Lungotevere Ripa. Mentre il suo profilo Facebook viene inondato di appelli no-vax contro “una legge omicida”. E mentre anche la componente leghista rivela l’ostilita’ nei confronti dell’obbligo voluto da Beatrice Lorenzin: “Dieci vaccini obbligatori sono inutili e dannosi”, sentenzia il 22 giugno Matteo Salvini, dall’altra parte al Ministero arrivano gli appelli unanimi della comunita’ scientifica: “La legge e’ stato un successo, non abolite l’obbligo”, scrivono i pediatri della Sip. “Il governo garantisca la salute degli italiani”, e’ l’appello degli ordini dei medici. E ancora, “e’ irresponsabile abolire ora l’obbligatorieta’”, avvertono gli infettivologi Simit. Il governo pensa a un intervento legislativo per correggere il decreto Lorenzin, ma il tempo stringe: il 10 luglio e’ la deadline per presentare i certificati della Asl, pena la non iscrizione a scuola dei bimbi da 0 a 6 anni o le multe nel caso dei ragazzi fino a 16 anni. Ma solo in meno della meta’ delle regioni e’ partita l’Anagrafe vaccinale prevista dal decreto, indispensabile per i controlli incrociati sulle avvenute vaccinazioni.
Il 5 luglio viene pubblicata una circolare a firma Grillo-Bussetti, che consente agli istituti di “accontentarsi” dell’autocertificazione. Una misura, si sottolinea dal Ministero, pensata per venire incontro soprattutto a chi, magari per cambi di residenza da una regione a un’altra o addirittura dall’estero, avesse ancora difficolta’ a ottenere i certificati dall’azienda sanitaria di origine. “Non e’ in alcun modo in discussione il valore sanitario delle vaccinazioni”, specifica Grillo. “Cio’ di cui bisogna discutere, a livello politico, e’ l’individuazione delle modalita’ migliori attraverso le quali esse debbano essere proposte alle famiglie affinche’ sia sempre piu’ consapevole – e senza riserve – la loro volontaria adesione”. Una misura tampone in attesa della nuova legge, che pero’ scatena un putiferio, soprattutto su un punto: con l’autocertificazione di fatto non si e’ sicuri di entrare in una classe di bimbi tutti vaccinati. E in Italia, avverte l’ISS, ci sono 10 mila bambini immunodepressi, che devono avere la garanzia della sicurezza. Non a caso una petizione su Change.org di genitori di bimbi trapiantati raggiunge in pochi giorni le 300 mila firme. “Li tuteleremo”, assicura il ministro, ma l’ipotesi di creare classi differenziate per loro suscita un vespaio di polemiche. Stretta in una morsa, Grillo e’ costretta l’11 luglio ad attaccare frontalmente i no vax: “Nel programma non c’e’ mai scritto che siamo no vax, e che avremmo cancellato qualsiasi tipo di obbligatorieta’”. Esplode poi il fronte dei presidi: “E’ caos estremo”, denunciano. E’ il ministro Bussetti a rassicurarli: l’onere della prova sulle autocertificazioni non spetta a loro, ne’ tantomeno ricade su di loro la responsabilita’ penale, che e’ sempre in capo a chi dichiara il falso. Anche gli enti locali insorgono: la Regione Marche ribadisce che nelle sue scuole varra’ la legge Lorenzin “originaria”, cioe’ con obbligo di presentazione di un certificato della Asl, e cosi’ anche molti comuni, specialmente in Puglia. Posizioni consentite dal fatto che la circolare non puo’ superare quanto prevede la legge in vigore, tant’e’ vero che nel testo si “consente” ai presidi di accettare l’autocertificazione, dando ai singoli istituti o agli enti locali mano libera per scegliere autonomamente. Di fatto al momento e’ cambiato poco: le vere novita’ sono attese dalla legge incardinata in Commissione Sanita’ del Senato che prevede l'”obbligo flessibile”, ossia una modulazione dell’obbligatorieta’ dei singoli vaccini regione per regione, in base alle coperture e ai dati epidemiologici. Mentre l’emendamento Lega-M5s al dl Milleproroghe, che semplicemente rinvia di un anno l’obbligo e sul quale si e’ accesa questa estate l’ennesima polemica, sembra avviato su un binario morto, visto che la legge andra’ in aula solo il 10 settembre e non sara’ approvata prima di fine mese, quando ormai in tutta Italia i bimbi saranno entrati in classe. 
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