Il tumore dell’ovaio fa meno paura, rappresenta pur sempre la quinta causa di morte per cancro nelle donne comprese tra i 50-69 anni ma i decessi sono in calo: -3% nel 2015, ultimo anno disponibile, con i morti passati a 3185 rispetto ai 3302 del 2013. Numeri diffusi oggi al ministero della Salute a Roma che ospita un evento organizzato da Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) con l’obiettivo di chiedere alle Istituzioni di uniformare le modalita’ di accesso al test BRCA, quello genetico, sul territorio nazionale. “Le armi contro il tumore ovarico- sottolinea Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione Aiom- spaziano dalla chirurgia alla chemioterapia fino alle terapie mirate in cui rientrano gli inibitori di PARP. Conoscere lo stato di mutazione dei geni BRCA e’ sempre molto importante e il test dovrebbe essere effettuato su tutte le pazienti al momento della diagnosi”. Un miraggio, perche’ in Italia il regime di rimborsabilita’ per questo esame varia di regione in regione, con la conseguenza che solo il 65% delle donne effettua il test. Migliorare le strategie di prevenzione della neoplasia e’ una priorita’ indicata anche da Stefania Gori, presidente nazionale Aiom. “Nel 2018 il tumore ha causato 5200 nuovi casi, dei quali l’80% in fase avanzata”. Occorre intervenire tempestivamente. “Se il tumore e’ confinato all’ovaio- ricorda Gori- la sopravvivenza a cinque anni raggiunge il 90% ma scende al 15-20% negli stadi avanzati”. L’evoluzione della terapie mediche ha permesso un salto in avanti nella possibilita’ di cura di queste pazienti. “Ci sono oggi i farmaci antiangiogenici- spiega Domenica Lorusso, ginecologa oncologa al Gemelli di Roma- che impediscono al tumore di sviluppare quei vasi sanguigni che ne permetterebbero la crescita. E poi gli inibitori PARP, efficaci sia nelle pazienti che presentano la mutazione dei geni BRCA che in quelle che ne sono prive”. Morti evitabili “vicine allo zero”, questo chiede Ornella Campanella, presidente ABBRCAdaBRA Onlus. “Dobbiamo attuare quanto suggerito dalla comunita’ scientifica nazionale e internazionale, e poi ribadito dal Piano nazionale prevenzione 2014-18”, conclude. 
CONDIVIDI