E’ in calo il numero di ginecologi obiettori di coscienza che si rifiutano di effettuare interruzioni volontarie di gravidanza, ma rimane ancora una quota notevole, quasi 7 su 10. Per l’esattezza nel 2017 i ginecologi obiettori sono 68.4% contro il 70,9% del 2016. Mentre tra gli anestesisti l’obiezione di coscienza si ferma al 45.6%, e tra il personale non medico al 38,9%. E’ quanto si legge nella Relazione del ministro della Salute sull’attuazione della Legge 194/78 sull’aborto, inviata oggi al Parlamento. Il ministero sottolinea pero’ che “per capire quale impatto tali percentuali abbiano sulla disponibilita’ del servizio e sul carico di lavoro degli operatori non obiettori, si e’ ritenuto opportuno continuare a stimare i tre parametri individuati in occasione dei monitoraggi effettuati negli anni precedenti, a partire dal 2013; in particolare il terzo parametro, relativo al carico di lavoro medio settimanale per ginecologo non obiettore, e’ stato rilevato a livello di singola struttura di ricovero, al fine di individuare eventuali criticita’ che potrebbero non emergere da un quadro aggregato a livello regionale o sub-regionale”. Riguardo al parametro 1 – offerta del servizio IVG in relazione al numero assoluto di strutture disponibili – il numero totale di sedi fisiche delle strutture con reparto di ostetricia e ginecologia o solo ginecologia, nel 2017, risulta pari a 591, mentre il numero di quelle che effettuano le IVG risulta pari a 381, cioe’ il 64.5% del totale. “Solo in due casi (P.A. Bolzano e Campania), abbiamo un numero di punti IVG inferiore al 30% delle strutture censite. Per il resto la copertura e’ adeguata”, si legge nel rapporto. Il parametro 2 – offerta del servizio IVG in relazione alla popolazione femminile in eta’ fertile e ai punti nascita – rappresenta un termine di confronto per capire meglio il livello di attuazione della legge 194/78, contestualizzando i dati sulle strutture che effettuano IVG rispetto alla popolazione femminile in eta’ fertile e rispetto ai punti nascita. 
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