“Non mi hanno vaccinato per paura dell’autismo”. “Avevo acquistato sul web un farmaco miracoloso”. “Ho curato il cancro con il bicarbonato di sodio”. Sono alcuni degli epitaffi che, sovrastati da una croce, campeggiano su altrettante lapidi nella campagna shock ‘Una bufala ci seppellirà?’ lanciata dalla Fnomceo per combattere le fake news in tema di salute, soprattutto quelle che si diffondono tramite la rete.

Tra le città che aderiscono all’iniziativa, anche quella di Napoli, che vedremo a breve riempirsi di finti manifesti mortuari dovute a vere sottovalutazione del bene più prezioso, la salute.«Far capire ai cittadini – dice il presidente dell’Ordine dei medici di Napoli, Silvestro Scotti – quali danni possano arrivare da queste »bufale« è determinante. Ormai tutti noi usiamo i social network, e spesso è su queste piattaforme che certe »notizie spazzatura« vengono prese per vere. La colpa naturalmente non è delle tecnologie, che sono solo uno strumento, bensì di chi li usa in maniera impropria, il più delle volte per ragioni economiche».

“Diffidate delle bufale sul web. Chiedete sempre al medico” è l’invito che campeggia sui poster 6×3 e sugli annunci stampa che la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici ha ideato e messo a disposizione degli Ordini provinciali per la pianificazione in affissione sul territorio e sulla stampa locale. Sono già più di 30 gli Ordini che hanno aderito. La campagna – che sarà presentata il 10 maggio a Roma – intende sensibilizzare l’opinione pubblica e combattere il fenomeno della diffusione delle fake news sulla salute tramite la rete. Un fenomeno preoccupante e in crescita, che mette a repentaglio la salute dei cittadini. “Una Spoon River della salute, una campagna che in modo secco ed efficace, potremmo dire ‘lapidario’, mette in guardia dai pericoli delle false cure pubblicizzate in maniera allettante anche sul web”, commenta il responsabile dell’area strategica della Comunicazione Fnomceo, Cosimo Nume.

Secondo la Ricerca Censis Assosalute 2017, sono infatti 15 milioni gli italiani che, in caso di piccoli disturbi, cercano informazioni sul web. Un atteggiamento pericoloso che è sempre più diffuso tra i giovani: il 36,9% dei millennials usa autonomamente il web per trovare informazioni su come curare i piccoli disturbi.

“Il web non è però solo foriero di cattiva informazione – continua Nume – ma un nuovo strumento che può diventare fonte di empowerment per il paziente e leva di dialogo con il suo medico. Per questo la Fnomceo ha fortemente voluto il sito ‘dottoremaeveroche’, per mettere a disposizione dei cittadini informazioni di salute fondate sulle migliori evidenze scientifiche”.

“Abbiamo scelto una campagna shock – spiega Filippo Anelli, presidente Fnomceo – perché vogliamo far comprendere i pericoli spesso sottovalutati cui il cittadino va incontro nel momento in cui si affida a fonti non autorevoli per decidere della propria salute. Gli Ordini dei medici sono garanti della Salute pubblica come bene per tutta la società ed hanno quindi il dovere di intervenire per informare e sensibilizzare i cittadini rispetto ad atteggiamenti che ne minano il benessere. Il medico deve tornare al centro della relazione che il paziente ha con la propria salute. Occorre ricostruire quel rapporto di fiducia medico-paziente che è stato fortemente indebolito dall’aziendalizzazione della sanità. Serve una sterzata decisa per riportare il diritto alla salute dei cittadini nelle mani di chi può tutelarlo al meglio, nelle mani dei medici”.

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