Entrera’ in vigore il prossimo 31 gennaio la legge sul biotestamento e, se pure non esiste ancora un Registro Nazionale in cui raccogliere le disposizioni sul fine vita, e’ comunque gia’ possibile depositarle. La norma transitoria prevede infatti che le disposizioni siano applicabili anche “alle volonta’ depositate presso il comune di residenza o presso un notaio prima della data di entrata in vigore della legge stessa”. Le disposizioni verranno poi raccolte in un Registro Nazionale “che le rendera’ immediatamente accessibili, attraverso il codice sanitario, al momento del bisogno”, spiega il presidente della Commissione Affari Sociali della Camera Mario Marazziti (Des-Cd), all’indomani della pubblicazione in Gazzetta della legge. “Il modello del registro – aggiunge – potrebbe essere simile a quello gia’ esistente per le dichiarazioni di volonta’ in materia di donazione degli organi, ma su questo decidera’ il ministero della Salute“. Approvata definitivamente il 14 dicembre scorso, la legge 219 del 22 dicembre 2017 sulle norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento (Dat) dispone che “in previsione dell’eventuale impossibilita’ di esprimersi, si possa dare il consenso, o il rifiuto, rispetto a trattamenti sanitari, esami diagnostici e terapie”. Valorizza inoltre la relazione di fiducia tra paziente e medico “che si basa sul consenso informato” e in questo senso specifica che “il tempo della comunicazione costituisce tempo di cura”. Atteso da tempo, il provvedimento ha avuto un iter accidentato in Senato dove, in Commissione Igiene e Sanita’, sono stati presentati ben 3mila emendamenti. Ostruzionismo che ha spinto la presidente della Commissione Emilia Grazia De Biasi (PD) a rimettere il mandato come relatrice per accelerare i tempi di arrivo del provvedimento in aula cosi’ da assicurarne l’approvazione prima dello scioglimento delle Camere. Composto da 8 articoli, il testo prevede che le Dat vengano redatte in modo formale per iscritto (o tramite videomessaggio) “tramite atto pubblico o scrittura privata autenticata o semplice scrittura privata consegnata personalmente presso l’ufficio dello stato civile del comune di residenza”. Spettava inizialmente alle regioni la raccolta di copia delle Dat e il loro inserimento nella banca dati. “Il Registro Nazionale non era stato previsto dalla legge per mancanza di fondi. La Manovra 2018 lo ha invece introdotto stanziando a questo scopo 2 milioni”, spiega Marazziti, autore dell’emendamento che lo ha reso possibile. 

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