“La Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo annullerà la sentenza di condanna per Marcello Dell’Utri, proprio come ha già fatto con Bruno Contrada, ma questa sentenza probabilmente arriverà quando Dell’Utri avrà scontato già la sua pena, in condizioni di salute pessime e con un quadro clinico devastante. Un quadro clinico sicuramente allarmante che rende ancora più gravosa la sua segregazione carceraria, soprattutto nella consapevolezza che un giudice sovraordinato, rispetto a quello italiano, dirà che Dell’Utri non poteva stare in carcere”. E’ la denuncia dell’avvocato Giuseppe Di Peri, legale di Marcello Dell’Utri, nel corso della sua arringa difensiva al processo sulla trattativa tra Stato e mafia, in corso davanti alla Corte d’assise di Palermo. Marcello Dell’Utri sta scontando in carcere una condanna definitiva a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, in condizioni di salute molto precarie. Ma più volte i giudici, anche di recente, hanno negato la sua scarcerazione.

“Nel 2014 – spiega l’avvocato Di Peri – ho presentato, con alcuni validissimi europeisti, un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo, sostenendo l’ingiustizia di quella sentenza. Nelle more, il 14 aprile 2015 la Cedu, su un caso identico, di concorso esterno con l’elemento temporale, ha annullato la sentenza di condanna di Bruno Contrada”. Poi il legale ha criticato duramente il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, definendolo un “reato astratto”. E ricordando che “il processo a Marcello Dell’Utri è iniziato nel 1994 ed è terminato nel 2014, dopo ben vent’anni”.

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