Depressione e disturbi neuropsichiatrici aumentano non solo tra gli adulti, ma anche tra i bambini e gli adolescenti. La richiesta di servizi di neuropsichiatria infantile aumenta del 7% ogni anno e crescono del 20% gli accessi in Pronto soccorso per le emergenze neuropsichiatriche degli adolescenti. Ma il 20% viene ricoverato in reparti psichiatrici per adulti o in pediatria.

“In Italia – sottolinea Antonella Costantino, presidente della Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Sinpia), in occasione del 74° Congresso della Società italiana di pediatria (Sip) in corso a Roma – abbiamo registrato un aumento delle richieste di servizi trasversale a tutti i disturbi neuropsichici. L’aumento complessivo degli utenti di neuropsichiatria infantile negli ultimi 5 anni è stato pari al 45%”.

“Negli ultimi 2 anni – aggiunge – vi è stato un aumento delle emergenze psichiatriche degli adolescenti, con +21% degli accessi in Pronto soccorso e +28% di ricoveri annui. E’ importante che il ricovero avvenga nei reparti di degenza di neuropsichiatria infantile, ma purtroppo continuano a mancare drammaticamente le risorse per i servizi di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Npia). A tutt’oggi solo il 30% dei ricoveri avviene in reparti di Npia, il 27% in pediatria, il 20% in reparti di psichiatria per adulti”. 

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel mondo dal 10 al 20% di bambini e adolescenti soffre di disturbi mentali. Le patologie neuropsichiatriche sono diventate la causa principale di disabilità nei giovani e il suicidio è diventata la seconda causa di morte tra i 15 e 29 anni. “Parlare di salute mentale in adolescenza significa occuparsi di ragazzi invisibili, poco intercettati e particolarmente vulnerabili” ha affermato Filomena Albano, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) che ha promosso l’indagine sulla salute mentale degli adolescenti.

“Abbiamo rilevato la mancanza di integrazione e comunicazione tra gli operatori dello stesso ambito territoriale, la carenza di servizi e strutture dedicati e di personale con esperienza specifica. Ma soprattutto è emersa la solitudine delle famiglie con adolescenti con disagio, che andrebbero sostenute adeguatamente e valorizzate come risorsa. È stata infine manifestata l’esigenza di interventi precoci e tempestivi, di continuità nel passaggio dai percorsi residenziali a quelli territoriali e in quello alla maggiore età”, ha aggiunto Albano.

Ma quali le cause di questo incremento? “Certamente contribuiscono una molteplicità di fattori: culturali, neurobiologici, sociali, ambientali e condizioni intrafamiliari – spiega Simone Rugolotto, presidente della Sezione Regionale Veneto della Sip. “L’adolescenza è un periodo critico perché in quegli anni avviene una riorganizzazione dell’identità. Nella maggior parte dei casi, una crisi psichiatrica acuta avviene in ragazzi che avevano già presentato un disturbo psichiatrico nell’infanzia, come ad esempio disturbi della condotta, disturbo da deficit di attenzione con iperattività o autismo, ma a volte si può trattare dell’esordio di un disturbo psicotico o di un disturbo bipolare che aveva dato pochi segni di sé”.

Ma ad oggi le risposte sono frammentate e disomogenee. “E’ per questo motivo – spiega Ciro Paolillo presidente eletto della Academy of Emergency of Medicine and Care – che 13 società scientifiche hanno attivato un gruppo di lavoro intersocietario per la redazione di linee di indirizzo per le emergenze comportamentali in adolescenza nell’ottica di migliorare le risposte e renderle maggiormente omogenee e appropriate in tutti i contesti regionali”.

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