Old Woman's Hands Deformed From Rheumatoid Arthritis Isolated on White Background
In Italia sono oltre 300 mila le persone affette da artrite reumatoide. Una malattia reumatica che colpisce 1 persona ogni 200, in prevalenza donne (circa il 75%).Si tratta di una patologia infiammatoria autoimmune, invalidante e a carattere sistemico, che puo’ provocare al paziente dolore e deformazione articolari fino a giungere alla perdita delle proprie capacita’ funzionali. Le persone affette da questa patologia hanno una qualita’ di vita compromessa. Si calcola che in Italia oltre il 25% dei pazienti sia parzialmente limitato nell’attivita’ professionale e nel tempo libero, e il 4% sia affetto da disabilita’ completa. Durante la recente presentazione del Position Paper del Collegio dei Reumatologi Italiani (CReI) e’ stata resa nota un’indagine sull’utilizzo dei biosimilari in reumatologia, gastroenterologia e dermatologia. “Questo studio dimostra che esiste un’area di sottotrattamento che riguarda i pazienti affetti da artrite reumatoide, artrite psoriasica e spondilite anchilosante, nonche’ per quelli affetti da psoriasi e malattie infiammatorie croniche intestinali. I dati di prevalenza in Italia delle patologie selezionate sono stati tratti dalle fonti di letteratura scientifica piu’ aggiornate. Il numero dei pazienti eleggibili a biologico e’ stato rilevato dalle linee guida e dalle fonti di letteratura scientifica piu’ aggiornata. Per quanto riguarda il consumo di farmaci sono stati utilizzati dati di mercato”, dichiara Enrico Fusaro, Direttore della Reumatologia dell’Ospedale Molinette-Citta’ della Salute di Torino ed ex consigliere del CReI. “Su un campione di 200.000 pazienti affetti da artrite reumatoide, in Italia sono circa 58.000 i pazienti eleggibili al trattamento con biologico di cui solo 38.000 sono effettivamente trattati. Come conseguenza, in Italia, sono circa 20.000 i pazienti affetti da artrite reumatoide in sottotrattamento. Considerando le principali malattie autoimmuni che prevedono l’utilizzo di biologico, emerge – prosegue Fusaro – che in Italia ci sono circa 200.000 pazienti potenzialmente eleggibili non trattai con biologico, con un range variabile da 100.000 a 300.000”. Fondamentale, comunque, continua a essere la diagnosi precoce: “E’ determinante, quanto l’opportuno percorso del paziente che parte dal medico di medicina generale, il quale deve essere in grado di riconoscere i sintomi di sospetto della patologia, per arrivare al centro che dovra’ riuscire ad accoglierlo in tempi brevi e a impostare il percorso diagnostico e terapeutico. I biosimilari costituiscono un’opportunita’ non solo per controllare la spesa ma anche per destinare risorse a un numero piu’ ampio possibile di pazienti”, conclude Fusaro.
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