L’immunoterapia potrebbe segnare una svolta per combattere i tumori testa-collo. Questi farmaci, che arriveranno in Italia entro l’estate, agiscono sul sistema immunitario stimolando una risposta positiva. Si tratta infatti di terapie che hanno come primo bersaglio non la malattia stessa, ma il potenziamento delle risposte immuni dell’individuo. “Sono farmaci innovativi, già provati, testati e alcuni di questi anche approvati dagli enti regolatori” dichiara Lisa Licitra, direttore dell’Oncologia Medica 3 della Fondazione Irccs Istituto Nazionale Tumori di Milano.

“E’ stato confermato, infatti, il beneficio per il paziente con queste nuove molecole in alcune situazioni particolari come la malattia recidivata o metastatica. Il vero obiettivo per il futuro rimane quello di poter utilizzare questi farmaci nelle malattie curabili, di usarli cioè nelle malattie localmente avanzate o addirittura in quelle allo stadio iniziale”. Se ne è parlato a Milano, in occasione del seminario ‘Il paziente anziano: le sfide di un approccio multidisciplinare e il tumore testa-collo’

L’ideale, secondo gli specialisti, sarebbe trovare un marcatore che definisca i pazienti più adatti per ricevere questo tipo di medicinali, in modo da selezionare meglio in futuro chi potrà beneficiare realmente di questi farmaci. “La scienza sta evolvendo, inclusa quella geriatrica, con gli strumenti necessari a valutare lo stato del soggetto anziano – aggiunge Licitra – L’esortazione è quella di studiare, di aprire gli occhi, di mettersi in contatto con tutte le altre discipline della medicina: non bastano i chirurghi, gli oncologi, i radioterapisti: occorre aprire gli orizzonti perché c’è molto sapere di cui abbiamo bisogno”.

I dati testimoniano aumento che la sopravvivenza ad un anno passa dal 16% con la terapia standard al 36% con l’uso dei farmaci biologici immunoterapici, si legge in una nota. “Dal convegno – conclude Licitra – è emersa la necessità di offrire trattamenti personalizzati alla popolazione anziana; è chiaro ormai che l’età da sola non basta per definire le scelte di terapie differenti, in quanto le persone anziane hanno differenti riserve funzionali e capacità di reagire ad una terapia. Per questo il ricorso a strumenti, quali i test di valutazione geriatrica e lo studio della qualità di vita del paziente e delle sue preferenze rispetto alle scelte di trattamento, possono aiutare nella scelta della migliore approccio terapeutico”.

CONDIVIDI