La Procura di Napoli ha chiesto ed ottenuto l’archiviazione per il direttore generale del Santobono-Pausilipon, Anna Maria Minicucci, coinvolta in uno dei filoni dell’inchiesta che a giugno del 2016 ha avuto al centro le attività dell’azienda Kuadra. Secondo quanto ipotizzato dall’accusa, Minicucci avrebbe dovuto rispondere del reato corruzione, ma non sono emersi elementi a sostegno della prosecuzione dell’iter processuale e la posizione del dg è stata archiviata dal giudice delle indagini preliminari.

Cala dunque il sipario su uno dei filoni dell’inchiesta, quello imbastito su un presunto giro illecito intercorrente tra imprenditori, manager della sanità e politici. A giugno scorso era stata assolta Maria Triassi, docente universitaria.

Per lei, giudicata secondo il rito abbreviato, era stato ipotizzato il reato di corruzione impropria. Il pm aveva chiesto un anno e un mese di reclusione, ma la docente è stata dichiarata innocente. L’inchiesta coordinata dalla Dda di Napoli è sfociata in dodici arresti eseguiti a giugno del 2016. Il filone principale (in cui, è bene sottolinearlo, non erano coinvolte né Anna Maria Minicucci né tantomeno MariaTriassi) ruotava intorno a presunti appalti pilotati al Santobono e verteva sui rapporti tra Kuadra – azienda guidata da imprenditori partenopei – ed esponenti di primo piano del clan Lo Russo.

Maria Triassi

Nei loro confronti erano stati ipotizzati reati che andavano dall’associazione a delinquere di stampo mafioso fino alla turbata libertà degli incanti e alla tentata estorsione. A svelare l’esistenza e i particolari del presunto giro illecito, erano stati alcuni collaboratori di giustizia, ex vertici dell’organizzazione criminale dei cosiddetti «capitoni» di Miano. Tra le numerose dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia ai magistrati, erano risultate essere fondamentali per l’inchiesta, quelle di Mario Lo Russo.