Un’app per tornare a sentire e stimolare il sistema nervoso. Si chiama autoapprendimento il sistema su cui si basano i nuovi dispositivi audioprotesici che aiutano l’orecchio e fanno rimanere giovane il cervello. Gli effetti sui pazienti di queste protesi sono state studiate al Policlinico Tor Vergata di Roma, dove si è visto come le persone riescono a regolare con lo smartphone volume e livelli del suono che, così, appare naturale e pulito.

La possibilità di indossare queste protesi computerizzate, riferiscono i ricercatori, ha mantenuto, e in alcuni casi aumentato, il loro orizzonte comunicativo, capacità necessaria a mantenere la loro mente attiva.

“Le protesi di ultima generazione si regolano con lo smartphone e si adattano all’ambiente circostante”, spiega Stefano Di Girolamo, responsabile dell’unità di otorinolaringoiatria del policlinico romano. “Il loro utilizzo – continua – sarà ancora più facile per il paziente con l’utilizzo di un’applicazione sul telefono con la quale è possibile diversificare il tipo di ascolto: quello selettivo, adottato per esempio a una festa, in cui orecchio e cervello collaborano per selezionare il suono che interessa, in un contesto di altre voci e rumori, o quello da dedicare in un colloquio a tu per tu”.

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