Dalle indagini sulla casa famiglia ‘Il Fiore’ di San Lazzaro di Savena (Bologna) e’ emersa la “squallida e miserabile finalita’ performante dell’attivita’ di impresa declinata nella volonta’ di ricavare il maggior lucro possibile dalle altrui sofferenze, attraverso l’annientamento totale, meccanico e soprattutto farmacologico degli anziani pazienti, cosi’ da limitarne le residue capacita’ di azione”.
Lo scrive il Gip Alberto Ziroldi, nell’ordinanza con cui dispone quattro misure cautelari: carcere per Vanes Dani, titolare della struttura, domiciliari per la coordinatrice e una collaboratrice, e sospensione dalla professione per un medico. Negli atti si parla di maltrattamenti fisici e di uso abnorme di farmaci per sedare gli ospiti: una “volontaria e crudele sopraffazione di anziani, ‘colpevoli’ di essere portatori di patologie tipiche della senescenza”, sintetizza il Gip.
“La regola aurea che muove l’attivita’ della struttura e’ quella per cui l’anziano e’ utile fino a che costituisce fonte di reddito”, dice in un altro passaggio.

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