“I medici oggi sono nel punto di maggiore crisi professionale e identitaria della loro storia, dopo il declino della ‘dominanza medica’ e il passaggio del paziente nel ruolo di protagonista in varie forme. C’è un trionfo della medicina di carta” e c’è “la zavorra burocratica che pesa per due terzi del tempo medico, con una durata della visita, principale fattore predittivo della soddisfazione dei cittadini, non superiore a 9 minuti in media”. Lo sottolinea Costantino Troise, segretario nazionale dell’Anaao-Assomed, nella sua relazione all’apertura del 24esimo Congresso nazionale del sindacato, oggi a Roma.

“La mortificazione del ruolo professionale è correlata anche a un carico di incombenze burocratiche che sottrae spazio alla clinica e al malato, alla faccia di tutti gli inviti alla umanizzazione delle cure – avverte Troise, da 8 anni alla guida del sindacato che lascerà a una nuovo segretario – pretendendo di sostituire il cronometro allo stetoscopio. Sanzioni, multe, processi, controlli ex ante e giudizi ex post, a prescindere, nel trionfo di inutili indicatori per inutili obiettivi”.

Un passaggio della relazione di Troise affronta anche il tema dei rapporti con l’Ordine professionale. “Occorre adoperarsi affinché la ‘cultura ordinistica’ diventi patrimonio comune, superando posizioni denigratorie ancora presenti. E’ necessario, anche ai fini sindacali – afferma il segretario nazionale dell’Anaao-Assomed – rilanciare il ruolo degli Ordini professionali che debbono acquisire il più alto livello di credibilità e affidabilità, in modo da rappresentare sicuro riferimento per i medici, i cittadini e per quanti hanno titolo e responsabilità nella azione di governo del sistema sanitario. La difesa degli ordini professionali rappresenta un obiettivo strategico e irrinunciabile. Ma occorre lavorare per un Ordine rifondato, autonomo e autorevole, ‘casa’ di tutti i medici al di là della provenienza e dello stato giuridico dei gruppi dirigenti protempore”.

“Se la medicina moderna non può diventare mera pratica tecnologica, ma deve sempre far prevalere la dignità della persona – conclude Troise – c’è necessità di un elevato impegno corale di coraggio, di umiltà, di rottura di vecchi schemi culturali, di superamento di anacronistiche divisioni. Anche chi non condivide questa impostazione deve rientrare nell’ordine di idee che esso rappresenta una necessità”.

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