L’abolizione del numero chiuso per l’ingresso alle facoltà di Medicina fa parte delle “soluzioni improvvisate ed illusorie, vendute come concessioni al diritto allo studio, che oltre a non risolvere i problemi attuali e prioritari del Ssn compromettono gravemente la sostenibilità del sistema oltre che il futuro di tanti giovani. E forniscono forza lavoro a basso costo per quella sanità privata che sta avanzando a passi da gigante, se è vero com’è vero che ha già conquistato mezza Lombardia”. Così in una nota Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao-Assomed, dopo l’annuncio dell’abolizione del numero chiuso, poi ‘corretto’ da Palazzo Chigi e dai ministri di Salute e Istruzione.

“In Italia non mancano laureati in medicina ma specialisti e medici di medicina generale in possesso del titolo specifico, gli unici in grado di lavorare per e nel Servizio Sanitario Nazionale. Già oggi -prosegue Palermo- mentre la notizia dell’abolizione del numero programmato invade i social, oltre 8 mila medici laureati ed abilitati sono privi di possibilità di accedere al percorso di formazione post-lauream, condizione necessaria per poter lavorare in ambito pubblico ed accreditato. Intrappolati nel cosiddetto ‘imbuto formativo’, che peggiora di anno in anno”.

“Allargare l’ingresso di questo imbuto senza allargare l’uscita, cioè il numero degli ammessi ai contratti della formazione post lauream, serve solo a creare precarietà, frustrazione e sotto occupazione, ingrossando l’esercito dei 20 mila che a partire dal prossimo anno marcerà alla ricerca di uno sbocco lavorativo – conclude il segretario nazionale – Che troverà solo all’estero, portando via energie, intelligenze ed un capitale di 150 mila euro speso nella sua formazione”.

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