Allarme Hiv nel mondo: la lotta alla malattia rallenta e gli obiettivi fissati al 2020 appaiono sempre più lontani. Lo denuncia l’Unaids, il programma dell’Onu sull’Hiv/Aids nel rapporto intitolato “Un lungo cammino resta da percorrere”, presentato oggi a Parigi, dal quale emerge un dato preoccupante: le nuove infezioni da Hiv aumentano in circa 50 paesi. E questo nonostante il numero dei morti, grazie alle terapie, abbia toccato il livello basso mai raggiunto in questo secolo (con 940mila decessi). Ma – si legge nel Report- il calo non è abbastanza veloce per raggiungere l’obiettivo 2020 di scendere sotto il mezzo milione all’anno.

E ancora: in un solo anno 2,3 milioni di persone hanno avuto accesso alle cure, dato record anche in questo caso, portando a 21,7 mln i pazienti in trattamento e quasi il 60% dei 36,9 milioni di persone affette da Hiv nel 2017 era in terapia. Un successo però anche questo non sufficiente, perché per raggiungere l’obiettivo di 30 milioni di persone sotto trattamento, ogni anno dovrebbero accedere alle cure 2,8 milioni nuovi pazienti. Ciò indica che l’accesso alle terapie sta rallentando.

Ovviamente i paesi più penalizzati sono quelli africani. Nel 2017, solo il 26% dei bambini e il 41% degli adulti hanno avuto accesso alle cure nell’Africa Occidentale e Centrale, contro il 59% dei bambini e il 66% degli adulti nell’Africa Orientale e Meridionale.

L’Unaids lancia quindi un appello ad adottare misure immediate per portare il mondo sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi 2020. “Stiamo lanciando un grido di allarme”, afferma Michel Sidibé, direttore esecutivo dell’Unaids. “Intere regioni sono in ritardo, i grandi progressi che abbiamo fatto sui bambini non sono perenni, le donne continuano a essere le più colpite, le risorse investite non sono adeguate agli impegni politici e – conclude – le ‘popolazioni chiave’ continuano ad essere lasciate indietro. Tutti questi elementi ostacolano i progressi e bisogna agire con urgenza”, ammonisce.

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