“Il 60% degli europei affetti da ipertensione arteriosa non assume una terapia. Di questi pazienti appena 1 su 3 presenta livelli di pressione al di sotto dei valori di 140/90 mmHg (millimetri di mercurio). Questo avviene nonostante sia i medici che i malati abbiano a disposizione da molti anni farmaci efficaci e ben tollerati e dispongano di strumenti assai precisi per la diagnosi”. E’ la fotografia scattata dall’European Society of Hypertension (Esh) insieme alla European Society of Cardiology (Esc) che per invertire questa tendenza hanno preparato una nuova edizione aggiornata delle ‘Linee guida per la diagnosi e il trattamento dell’ipertensione arteriosa’.

Una prima presentazione del documento è avvenuta a Barcellona durante il Congresso 2018 dell’Esh che si è svolto nella città catalana dall’8 all’11 giugno. “L’ipertensione continua a essere la prima causa di mortalità e di sviluppo di gravi malattie cardiovascolari e renali in tutto il mondo – afferma Enrico Agabiti Rosei, past president dell’Esh – E questo fenomeno interessa sia i Paesi in via di sviluppo che quelli industrializzati. I principali motivi che impediscono una buona gestione dell’ipertensione sono l’inerzia del medico, la scarsa aderenza alle cure da parte dei pazienti e l’insufficiente utilizzo di terapie di combinazione. L’ipertensione nella maggioranza dei casi è provocata da diversi meccanismi e fattori che interagiscono tra di loro”. Secondo Agabiti Rosei per contrastare l’ipertensione “è necessario l’uso simultaneo di più farmaci. Le Linee Guida consigliano nella maggioranza dei casi di iniziare il trattamento con terapie di combinazione di farmaci in dosi predefinite. Avere due o più molecole nella stessa compressa presenta degli indubbi vantaggi in termini di efficacia – precisa il medico – e favorisce l’assunzione regolare e continua dei farmaci, ovvero una maggiore persistenza e aderenza alla terapia”.

Gli obiettivi fondamentali del nuovo documento dell’Esh sono riuscire a controllare la pressione in un più ampio numero di persone e ottenere valori pressori più bassi rispetto alle precedenti indicazioni. “La pressione arteriosa dovrebbe essere ridotta al di sotto di 130 mmHg nei pazienti adulti e al di sotto di 140 mmHg nei pazienti anziani (con più di 65 anni e anche sopra gli 80 anni se in buone condizioni di salute), purché non vi siano effetti collaterali legati alle terapie”, evidenziano gli esperti. 

“Anche nelle forme più lievi viene raccomandato il trattamento farmacologico – aggiunge Giuseppe Mancia, dell’Università Milano-Bicocca e co-chairman delle linee guida, coordinatore di una task force composta, oltre che da Agabiti Rosei, da altri venti specialisti europei – E’ dimostrato da alcuni studi scientifici che maggiore è la riduzione della pressione più grande è il vantaggio addizionale che riusciamo a garantire ad un paziente”.

“Tra le altre raccomandazioni – prosegue – vi è anche l’incremento dei controlli della pressione al di fuori degli studi medici. Come alternativa suggeriamo la misurazione a domicilio o il monitoraggio ambulatoriale per 24 ore. In questo modo si può confermare con maggiore precisione la prima diagnosi che solitamente viene effettuata dal medico di famiglia. Inoltre si riesce a individuare più facilmente le cosiddette forme di ipertensione da ‘camice bianco’ o ‘ipertensione mascherata’”.

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