Sportivi, non professionisti, giovani: e’ l’identikit della popolazione prevalente e che rischia di piu’ assumendo sostanze dopanti. Il luogo dello “spaccio” e’ spesso la palestra, ma anche Internet, dove non e’ possibile verificare la fonte e la composizione. I piu’ consumati sono gli anabolizzanti ma anche amfetamine, coca ed exstasy. Se non si sa o non si considera di avere malattie e/o di assumere altri farmaci il mix puo’ essere una bomba a orologeria. È questo il mercato anarchico del doping emerso durante il 18° Congresso nazionale della Societa’ italiana di tossicologia, che si e’ concluso nei giorni scorsi a Bologna.

Sebbene questa pratica sia molto antica, e’ negli anni recenti che si e’ verificata una crescita esponenziale del fenomeno doping poiche’ l’uso delle sostanze performanti non e’ piu’ tanto circoscritto al professionismo ma si e’ diffuso negli ambiti sportivi amatoriali, ricreativi e giovanili.

Da questo ‘sos’ la necessita’ di inquadrare meglio il fenomeno, in discussione al 18° Congresso della Sitox. Il dato e’ in linea con quanto apprendono empiricamente i pronto soccorso che accolgono lo sportivo intossicato: le sostanze potenzialmente pericolose piu’ assunte sono anabolizzanti nel 27% dei casi, stimolanti di varia natura nel 49%, proteine e amminoacidi nel 36% e dimagranti nell’11%. Tra i piu’ utilizzati, gli steroidi anabolizzanti aumentano la massa muscolare, con il rischio che un eccessivo aumento dei muscoli possa causare lo stiramento o la rottura del tendine coinvolto. Molto utilizzati anche psicostimolanti come amfetamina, cocaina, ecstasy, efedrina, con gli effetti che ben si conoscono.

A peggiorare il quadro del rischio per la propria salute e’ la fonte incerta del doping: Internet nel 36% dei casi (in questo caso non e’ possibile verificare la fonte originale e quindi la composizione effettiva: il prodotto spesso non contiene quanto dichiarato in etichetta), palestre nel 10%, Vitamin store (negozi di integratori) nel 10%, mentre solo il 3% delle volte la fonte sono farmacie vere e proprie.

L’assunzione di queste sostanze performanti, poiche’ illegale, e’ occulta al medico curante o a quello sportivo e dunque priva della supervisione di un esperto che possa monitorare il rischio di questi interventi fai-da-te sul proprio organismo. Essendo una pratica completamente autonoma, inoltre, l’atleta non e’ al corrente del fatto che l’assunzione di sostanze dopanti e’ ancora piu’ rischiosa per la possibile concomitanza di malattie (che puo’ anche sapere di non avere) e non e’ nemmeno in grado di ponderare le conseguenze dall’interazione con altre sostanze e farmaci assunti legalmente.

E’ sempre più allarme doping

Non a caso nel 13% dei casi sportivi che assumono doping sono anche in terapia con benzodiazepine (ansiolitici), antiepilettici, antidepressivi, antipsicotici, antiretrovirali e farmaci per disfunzione erettile. I Centri di accesso accolgono infatti atleti che nel 73% chiedono aiuto a causa di generiche reazione avverse, ma nel 7% delle volte vengono ricoverati addirittura per overdose (nel 12% dei casi la causa non e’ nota). Al momento del ricovero chi poi risulta intossicato dalle piu’ note sostanze dopanti ha, nel 50% delle volte, in atto sofferenze a carico del sistema nervoso centrale, come agitazione psicomotoria, quadri psicotici, convulsioni, parestesie, stato confusionale ma anche cefalea, vertigini ed effetti extrapiramidali (tremori). I sintomi sono pero’ spesso anche cardiaci (come tachicardia, ipertensione, shock cardiogeno) e a carico del fegato (epatite acuta).

CONDIVIDI