Anche i pazienti sieropositivi potranno donare organi ad altri pazienti con Hiv. Lo prevede un decreto del Ministero della Salute in pubblicazione in Gazzetta Ufficiale che abolisce il veto e introduce uno stretto protocollo. L’annuncio e’ stato dato oggi agli Stati Generali della Rete Trapiantologica Italiana. La novita’ consentira’ di eseguire una trentina di trapianti in piu’ ogni anno su queste persone, aiutando a snellire le liste d’attesa. Ma ha soprattutto “ha una grande importanza sociale, perche’ toglie un fattore di discriminazione al soggetto Hiv, senza modificare la sicurezza con la quale viene effettuato un trapianto”, commenta il direttore del Centro Nazionale Trapianti Alessandro Nanni Costa. In lista d’attesa per trapianto ci sono in media 80 pazienti con Hiv e ogni anno circa 50 di loro ricevono un trapianto, ma fino ad oggi si usavano organi provenienti da pazienti sani, il che’ limitava le possibilita’. Il nuovo decreto ampia il numero di potenziali donatori. In pratica, prosegue Nanni Costa, “questo tipo di paziente cessa di essere solo ricevitore di cure e diventa anche portatore di cure”. La strada che ha portato a questo risultato e’ iniziata oltre 15 anni fa. “Risale al 2002 – chiarisce Paolo Antonio Grossi, ordinario di malattie infettive universita’ dell’Insubria di Varese – il primo trapianto in Italia su persona sieropositiva con donatore sano. Da allora ne abbiamo fatti circa 400. Pero’ in quasi tutto il mondo la donazione di organi da persone con Hiv e’ ancora oggi vietata. L’Italia sara’ il primo paese dell’Unione Europea a rimuovere il veto”. Questa svolta normativa arriva a seguito di risultati positivi gia’ certificabili. “Come ho annunciato oggi, finora, in deroga al divieto, sono stati fatti 5 trapianti con organi di persone sieropositive in Italia, con risultati eccellenti”. A seguito di questi risultati e’ stato messo a punto un protocollo ben definito che prevede, ad esempio che il donatore risponda a determinate condizioni, ovvero deve essere un soggetto seguito e che non porta attori di rischio aggiuntivo. “Ancora oggi – prosegue molti sieropositivi fanno fatica ad accedere a procedure anche molto semplici perche’ c’e’ scarsa conoscenza in materia”. “Questo – puntualizza Massimo Oldrini, presidente della Lega italiana per la lotta contro l’AIDS (LILA) – e’ senz’altro un grande passo avanti. Ma ancora le persone sieropositive sono vittima di stigma, basti pensare che nonostante le loro aspettative di vita siano simili a quelle di una persona sana, non riescono ad aprirsi un mutuo o stipulare una polizza sanitaria”. 
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