Le tangenti da riscuotere negli ospedali napoletani furono ‘fissate’ attraverso una riunione che vede la partecipazione di boss di spessore, appartenenti a diverse organizzazioni malavitose della città. Si evince dai verbali di interrogatorio dei collaboratori di giustizia, contributo fondamentale grazie al quale gli inquirenti hanno potuto ricostruire lo stadio delle infiltrazioni della camorra nel settore della sanità. A rendicontarne ai magistrati, tra gli altri, è ancora Maurizio Ferraiuolo che per sottolineare le entrature del boss (poi divenuto collaborante) Salvatore Lo Russo all’interno del Cardarelli, racconta un episodio: “Durante la mia degenza all’ospedale Cardarelli (al reparto di Medicina Generale), proprio in suddetto reparto ho anche incontrato Salvatore Lo Russo con alcuni suoi affiliati ed ho visto che Lo Russo si muoveva al Cardarelli come fosse a casa sua”.

Il boss Salvatore Lo Russo, poi passato a collaborare con la giustizia

Per quanto riguarda il summit tenutosi per la spartizione delle tangenti, Ferraiuolo dichiara: “Mi sono incontrato, poi, in un palazzo nel Borgo Sant’Antonio Abate (all’interno del quale c’è un campetto sportivo), con Amendola, Rullo, con Francesco Bara (emissario dei Lo Russo), Vincenzo Tolomelli (zio), Enzuccio ‘a Miseria, Tonino Cristiano, Salvatore Botta, Umberto Falanga, Antonio Aieta”. Praticamente il gotha dei clan partenopei. Durante quell’incontro – sottolinea il collaboratore di giustizia – si parlò delle distribuzione delle estorsioni sulle società aggiudicatarie degli appalti (tra l’altro anche dei servizi di pulizia) negli ospedali. “In quell’occasione – afferma  Maurizio Ferraiuolo – reclamai la mia parte per quanto concerne gli appalti delle pulizie degli ospedali Annunziata, Ascalesi, Incurabili e dell’ospedale che si trova a Piazza San Gaetano”.