Pioniere della lotta all’Aids fino alla fine. Fernando Aiuti non aveva perso quella passione che lo ‘accendeva’ sulle battaglie a lui care. Nell’ultima intervista rilasciata, poco più di un mese fa, alla vigilia della Giornata mondiale di lotta all’Aids, ammoniva: “I giovani oggi non sanno niente di Aids e da anni sono scomparse le campagne istituzionali di prevenzione. Ma se, per fortuna, grazie ai farmaci sono diminuiti i morti, l’Aids colpisce ancora, con 3.500 nuove infezioni all’anno. Per questo servono campagne per invitare tutti a fare il test per l’Hiv”, era l’appello dell’immunologo, scomparso oggi a Roma, all’età di 83 anni, che invitava “tutti” a fare le analisi.

Le campagne, sosteneva con forza Aiuti, “devono raggiungere davvero tutti, anche gli stranieri, soprattutto quelli irregolari, che vivono in Italia perché, anche se molti non vogliono riconoscerlo, rappresentano un nuovo focolaio della malattia”. L’immunologo citava gli ultimi dati del Centro Operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità (tra i casi di nuove infezioni uno su tre, il 34,3%, riguarda cittadini stranieri) sottolineando che si tratta di “un dato aumentato di 8 volte in cinque anni”.

E insisteva: “Le campagne di prevenzione non esistono più, non se ne vedono da almeno 7-8 anni. Anche da parte del nuovo governo non c’è stato nulla – denunciava – a parte il tentativo di inserire, con un emendamento in Manovra, la distribuzione dei preservativi gratis per evitare la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili, tentativo poi rientrato”.

Una misura sulla quale l’immunologo si diceva favorevole a metà, perché “c’è un problema di risorse, e mi rendo conto – affermava – che in un momento in cui mancano soldi per i farmaci una cosa del genere sarebbe difficile da realizzare. Magari avrebbero potuto circoscriverla ai Centri operativi Aids, per distribuire i condom alle persone sieropositive, con un accurato counselling da parte dei medici. In questo modo avrebbe avuto un senso”.

Aiuti ricordava quindi gli “importanti investimenti pubblici fatti negli anni ’90 per le campagne di prevenzione e per i centri operativi”. Grazie a quelle politiche di investimento “oggi – sottolineava Aiuti – ci ritroviamo questi importanti centri per la cura delle malattie infettive, che sono un nostro fiore all’occhiello, e che ci invidiano anche negli Stati Uniti, come ha dimostrato il caso Ebola, per il quale gli Usa non erano attrezzati. Quell’epoca di investimenti è servita a creare una rete di centri che ora rischia di essere vanificata!”, ammoniva.

Da qui l’appello ai cittadini “fate il test Hiv, tutti!” e alle istituzioni: “Bisogna ricominciare a parlare di Aids, a partire dalle scuole. Noi negli anni ’90 – ricorda – abbiamo fatto campagne di prevenzione storiche e stoiche, riuscendo a rompere tabù come quello del preservativo pur scontrandoci fortemente con la Chiesa e il Vaticano. Oggi che la Chiesa sembra essere più aperta su molte tematiche, bisogna riprendere queste battaglie”, con la prevenzione, unica arma efficace, dal momento che ormai, ammetteva, “la possibilità di arrivare a un vaccino è sempre più lontana dall’orizzonte”.

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