Dopo più di 30 anni dall’identificazione del virus dell’immunodeficienza umana (Hiv), gli scienziati stanno ancora lavorando per sviluppare un vaccino preventivo che possa finalmente porre fine all’epidemia che provoca circa due milioni di nuove infezioni ogni anno. A far ben sperare è un nuovo studio, pubblicato su ‘The Lancet’ da un team di ricercatori guidato da Dan Barouch, direttore del Centro per la Virologia e la Ricerca sui vaccini in collaborazione con Janssen Vaccines & Prevention e altri partner.

Gli esperti hanno valutato una serie di regimi di vaccinazione preventiva contro l’Hiv in volontari umani non infetti in 5 Paesi. Poi, Barouch e colleghi hanno anche verificato la capacità dei sieri di proteggere le scimmie Rhesus da un virus simile all’Hiv.

I risultati hanno mostrato per una combinazione in particolare risposte immunitarie robuste e comparabili negli esseri umani e nelle scimmie, e i primati sono anche risultati protetti contro nuove infezioni. Destinato a fornire un’ampia protezione dai numerosi ceppi di Hiv che sono diffusi in tutto il mondo, questo vaccino è detto vaccino ‘mosaico’ perché contiene un insieme di sequenze genetiche estratte da vari ceppi di Hiv.

“Questo studio dimostra che il vaccino mosaico Ad26/Env ha indotto risposte immunitarie robuste e comparabili nell’uomo e nelle scimmie”, ha detto Barouch, che è anche professore di medicina alla Harvard Medical School. “Inoltre, ha fornito il 67% di protezione contro la minaccia virale nelle scimmie”.

Lo studio Approach di fase 1/2a ha testato cinque diversi regimi di vaccino anti-Ad26/Env per verificarne sicurezza, tollerabilità e capacità di suscitare risposte immunitarie in 393 volontari adulti sani in Rwanda, Sudafrica, Thailandia, Uganda e Stati Uniti. Tutti i regimi vaccinali sono stati ben tollerati e hanno appunto indotto robuste risposte immunitarie nei partecipanti.

“Sulla base di questi dati, il vaccino mosaico Ad26/Env Hiv-1 è stato portato in fase 2b per determinare se possa prevenire l’infezione da Hiv nell’uomo, in Africa meridionale”, ha affermato Barouch. “Ci aspettiamo i risultati nel 2021 o nel 2022. Questo è solo il quinto esempio di vaccino contro l’Hiv che sarà testato per efficacia negli esseri umani in 35 anni di storia dell’epidemia globale di Hiv”, fa notare.

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