Da oggi e per una settimana ad Amsterdam 15 mila persone tra ricercatori, militanti, associazioni e responsabili politici sono riunite per la 22ma conferenza annuale sull’Aids. Un appuntamento di rito per presentare risultati delle ultime ricerche, numeri del virus e bilancio della lotta ialla pandemia. Oggi nel mondo 36,9 milioni di persone vivono col virus dell’Hiv – che potrebbe successivamente aggravarsi in Aids/Sida – e per la prima volta dall’inizio del secolo il numero di infezioni e’ in diminuzione, inferiore alla soglia del milione (da 990 mila nel 2016 a 940 mila nel 2017). Nel contempo e’ aumentato il numero di malati che hanno avuto accesso a cure. Dai Paesi Bassi e’ gia’ arrivato un avvertimento degli esperti sulla mancanza di fondi a disposizione. Per Onusida (Agenzia Onu per la lotta all’Aids) servono almeno 7 miliardi in piu’ l’anno per impedire un aggravarsi dell’epidemia e arginarne la minaccia sulla salute pubblica alla scadenza stabilita del 2030. “La mancanza di finanziamenti unita al rischio di nuove infezioni in paesi dalla forte crescita demografica – come in Africa – rappresenterebbe una grave crisi e si potrebbe perdere il controllo sull’epidemia”, ha avvertito Mark Dybul, ricercatore americano, ex dirigente del Fondo mondiale di lotta all’aids. La comunita’ dei ricercatori e il mondo delle associazioni temono soprattutto un calo dei finanziamenti Usa, come annunciato dal presidente Donald Trump, anche se per ora non e’ stato formalizzato dal Congresso. Proprio alla luce della carenza di finanziamenti, nel 2019 in Francia si terra’ una conferenza per la ricostituzione del Fondo mondiale di lotta all’aids. Il primo traguardo nella lotta alla pandemia – noto come “90-90-90” – e’ fissato per il 2020. Tra soli due anni il 90% delle persone ammalate dovra’ aver fatto lo screening, il 90% dovra’ essere sottoposto a cure e il 90% di quelle gia’ in cura dovranno avere il controllo sulla malattia. Un triplo obiettivo che, secondo gli esperti, sara’ difficile da raggiungere a causa della disparita’ dei progressi registrati e della lentezza di alcune aree del globo, in particolare in Africa occidentale e centrale, Asia centrale e Europa dell’est. Tuttavia una nota di ottimismo e’ rappresentata dall’esito delle ultime ricerche che hanno dimostrato l’equazione tra non diagnosticabile e non trasmissibile (campagna U=U, undetectable uguale untrasmitible). “Vuol dire che una persona che vive con l’Aids ed e’ sotto cura riesce a sopprimere il virus cosi’ tanto nel proprio sangue che non compare piu’ alle analisi. In tal caso la persona gode di buona salute e non potra’ piu’ trasmettere il virus” ha spiegato ieri alla pre-conferenza Bruce Richman, esponente della ‘Prevention Access Campagn’.
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