Verificare l’efficacia dell’Idrogeno solforato presente nelle acque termali sulfuree, come cura complementare non farmacologica e preventiva della broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco). E’ l’obiettivo della ricerca scientifica co-finanziata dalla Forst – Fondazione per la ricerca scientifica termale. L’avvio dello studio è stato ufficializzato, in una conferenza stampa oggi a Terme di Telese (Bn). Gli stabilimenti termali saranno infatti il fulcro della ricerca e dei futuri piani terapeutici che potrebbero essere sviluppati una volta provata l’efficacia della terapia termale in particolare sul microbioma polmonare in pazienti affetti da Bpco. “Questo è per noi un punto di partenza ma anche di arrivo, dato che come Fondazione dal 2012 ci stiamo concentrando sullo studio dell’Idrogeno solforato come possibile cura per malattie, sia in maniera innovativa, sia come strumento per consolidare le terapie termalistiche già note”, afferma il presidente della Forst, Aldo Ferruzzi. “Per verificare ci affidiamo a organizzazioni terze e centri di ricerca che forniscano dati scientifici certi, pubblicati su riviste autorevoli. Come Fondazione – ha aggiunto – ci aspettiamo che questa ricerca possa essere un tassello, un aiuto soprattutto per i territori termali, perché possano aprirsi nuovi utilizzi della risorsa termale, se i risultati andranno nella direzione auspicata, sia per nuovi indirizzi terapeutici, che come supporto ad altre terapie nella cura di questa che è una delle malattie tra le prime cause di morte nel mondo”. Il presidente di Federterme, Costanzo Jannotti Pecci, ha parlato di un’indagine di “portata epocale, che apre una linea di ricerca innovativa e che si orienta verso uno degli apparati del corpo che piu’ di altri può avere benefici dalle acqua termali: i polmoni. Federterme – ha sottolineato – ha voluto la nascita di Forst per favorire la ricerca. Questa iniziativa ha un’importanza strategica enorme per le terme italiane e per i cittadini. L’obiettivo che si persegue con questa ricerca, condotta con l’università del Molise, l’Istituto Maugeri e la Food and Drug Administration – ha spiegato – è aiutare ad aumentare l’efficacia degli antibiotici nella cura di questa malattia, visto che tali farmaci sempre piu’ hanno difficoltà ad agire. È un modo nuovo per dimostrare un principio antico, ‘fare le terme’ fa bene perché attiva un percorso nell’organismo che facilita il miglioramento dello stato di salute in ausilio alla terapia farmacologica”. Marco Vitale, coordinatore scientifico della Fondazione, ha sottolineato “il ruolo della Fondazione di promotore e di co-finanziatore dei progetti di ricerca in campo termale. In questo caso c’è un’interazione culturale. Questa ricerca è il prodotto di studi preliminari in vitro fatti da noi che saranno poi approfonditi con la ricerca. La Fondazione segue questo iter e il contributo non è solo economico, ma anche di discussione e promozione culturale. Per la prima volta – ha concluso – il sistema della ricerca nel termalismo medico esce dai confini nazionali ed europei e collabora con la Fda su una tematica come la Bpco che è la terza causa di mortalità nel mondo”. Presente alla conferenza stampa anche il direttore dell’Office of Critical Path and Regulatory Science Initiatives dell’agenzia statunitense Fda, Frank W. Weichhold. L’agenzia segue gli studi, come quello presentato, che si prefiggono di aprire la strada a trattamenti complementari per la Bpco, sia dal punto di vista curativo, sia – potenzialmente – da quello di prevenzione primaria e secondaria. Weichhold ha sottolineato che la Fda guarda “con favore le ricerche che si basano su tradizioni vecchie di 2000 anni” e che “cerca collaborazioni per lo sviluppo di terapie che possano avere impatto positivo sulla cura dei pazienti”.

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