La Procura di Torre Annunziata

Mario Caiazzo

Una tragedia quella che vivono due genitori di Torre Annunziata. La gestante era seguita dal ginecologo L. M. presso la clinica privata Santa Maria la Bruna di Torre del Greco. E’ lì che a giugno scorso si passa dalla gioia di assistere entro due mesi, alla nascita di due gemelli, al dolore più grande per la perdita degli stessi. La donna è al settimo mese di gravidanza. Il medico esegue il tracciato ma non rileva il battito cardiaco dei feti. Si effettua dunque il cesareo per l’estrazione dei corpicini senza vita. L’autopsia rivelerà che uno dei gemelli è morto un giorno prima che venisse effettuato l’intervento, l’altro addirittura tre-quattro giorni prima. Il marito della gestante, il giorno seguente ai fatti appena descritti, si reca presso la stazione dei carabinieri di Torre del Greco, dove sporge denuncia per quanto accaduto.

Il ginecologo indagato per l’aborto di due gemellini

La Procura della Repubblica di Torre Annunziata apre un fascicolo d’inchiesta e il pm inserisce nel registro degli indagati il nome del ginecologo che ha assistito la donna per tutta la gestazione. Si tratta appunto di G. L. di Torre Annunziata. Il reato ipotizzato nei confronti del medico è quello di aborto colposo. Ma è grazie all’esame autoptico che si ricostruiscono le cause della morte e cominciano ad emergere le responsabilità del medico indagato.
Il collegio peritale composto per effettuare l’analisi necroscopica è giunto alla conclusione che la donna – la cui gestazione era considerata delicata e quindi bisognevole di ulteriori cure e precauzioni – sia «stata seguita al di sotto degli standard minimi previsti in simili casi dalla linea guida». Gli esperti hanno pure evidenziato il particolare che una volta scoperto «un problema di ridotta crescita fetale, in una gravidanza gemellare monocoriale (gravidanza, per definizione, ad alto rischio), era ovvio indirizzare la paziente presso un centro opportunamente attrezzato». Cosa che però il ginecologo non ha fatto.

Secondo il referto autoptico e le conclusioni a cui è giunto il collegio peritale, la condotta del medico è stata inadeguata.

I gemellini si sarebbero potuti salvare – osservano i periti – «perché si sarebbe potuto e dovuto procedere ad un parto prematuro indotto, che grazie agli attuali risultati ottenuti dalla terapia intensiva neonatale, ne avrebbe determinato con elevata probabilità la sopravvivenza».