Ha resistito per 40 anni ai periodici attacchi di chi la considera troppo permissiva, e invece la legge 194, quella che nel maggio del 1978 legalizzo’ l’aborto, ha ancora posto tra le migliori al mondo. E’ proprio nei Paesi che hanno regole come le nostre, ha appena certificato un rapporto del Guttmacher Institute americano, che non solo gli aborti sono piu’ sicuri, ma se ne fanno anche meno rispetto ai Paesi ‘probizionisti’. Nei Paesi dove l’interruzione di gravidanza e’ illegale ci sono 37 interruzioni ogni mille donne, mentre dove e’ permesso la media e’ di 34. “Le proibizioni – si legge – hanno piuttosto l’effetto di aumentare il rischio di aborto non sicuro, con almeno 22800 donne morte per le conseguenze nel 2014, nel mondo. Il 42% delle donne, segnala il rapporto, vive nei 125 Paesi dove ci sono grandi restrizioni, che sono concentrati soprattutto nei Paesi in via di sviluppo anche se negli Usa e nel blocco ex sovietico c’e’ qualche eccezione”. La legge 194 e’ quindi, almeno sulla carta, la migliore possibile sia per diminuire gli aborti in continuo calo, che per garantirne la sicurezza. A dimostrarlo sono anche i dati, che vedono da noi 6,5 aborti ogni mille donne, un dato che triplica pero’ tra le migranti. L’Italia e’ anche uno dei pochi europei insieme a Germania, Olanda e Belgio in cui la proporzione di aborti medici risulta inferiore al 25% rispetto a quelli chirurgici. Sull’applicazione c’e’ pero’ qualche neo, sottolinea Katrine Thomasen del Center for Reproductive Rights, uno degli autori del rapporto. “La legge impone un obbligo legale alle autorita’ di garantire alle donne l’accesso ai servizi – spiega -. Tuttavia nella pratica spesso le donne hanno grandi difficolta’, c’e’ un numero insufficiente di personale non obiettore in molte regioni e strutture”. Il problema, sottolinea l’esperta, e’ stato sottolineato anche a livello europeo. “Il Consiglio d’Europa – ricorda Thomasen – ha in due casi sentenziato che i problemi delle autorita’ italiane per assicurare l’accesso alle donne ai servizi per l’interruzione di gravidanza viola gli obblighi italiani espressi nella Carta Sociale Europea di garantire i diritti alla salute e alla non discriminazione. L’Italia e’ tenuta – conclude – ad adottare misure efficaci per assicurare una disponibilita’ sufficiente di medici non obiettori”.
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