Fino a 18 aborti alla settimana per i medici italiani non obiettori. A sottolineare il dato in una nota è Antonella Soldo (Radicali Italiani), che aggiunge: “Con oltre un anno di ritardo è stata pubblicata la Relazione al Parlamento sulla legge 194. Il primo dato da sottolineare è quello che il numero di aborti cala ininterrottamente dal 1982, arrivando a segnare un -65,6% rispetto a quella data. Non è un indicatore banale da riportare all’attenzione di quanti, ancora e di nuovo, di questi tempi hanno il coraggio di mettere in discussione una legge sacrosanta, dagli effetti benefici inconfutabili. Ma, accanto a questo, ci sono due dati che suscitano grande allarme: la percentuale dei ginecologi obiettori, che non scende sotto il 68,4%, e la percentuale di donne straniere che fanno ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza: un terzo del totale”.

“A queste ultime, soprattutto donne con basso reddito e bassa formazione, andrebbe garantito un supporto e un’informativa sulle possibilità della contraccezione. Quanto all’obiezione di coscienza, per il ministro Giulia Grillo la questione sarebbe gestibile, visto che il carico di lavoro settimanale per ogni ginecologo non obiettore non risulterebbe gravoso. Peccato però – ribadisce Soldo – che nella sua relazione si legga come vi siano delle strutture dove il carico per un medico non obiettore raggiunge le 18.2 interruzioni volontarie a settimana (una in Sicilia) e le 13.6 a settimana (una in Campania). E che dire del Molise? Il solo medico non obiettore è costretto ancora a effettuare 8,6 aborti a settimana. Fare il ginecologo non è un obbligo di legge. Garantire l’erogazione del servizio di interruzione volontaria di gravidanza sì. Per questo in ogni struttura non si dovrebbe mai superare il 50% di medici non obiettori”. Di questo “il ministero dovrebbe rendere conto, e dovrebbe spiegare quale correlazione vi sia, se vi è, tra il tasso di medici obiettori e la stima del numero di aborti clandestini, che per l’Istituto superiore di sanità si aggira tra i 12.000 e i 15.000 l’anno tra le donne italiane, e i 3.000 e i 5.000 per le donne straniere”, aggiunge.

Sono molte le cose che si possono fare per facilitare l’applicazione della legge 194, continua Soldo. “In Regione Lombardia, con l’associazione Radicali Milano abbiamo promosso una proposta di legge che prevede un monitoraggio dell’obiezione di coscienza; la conferma dell’attribuzione ai consultori familiari di una funzione centrale nel favorire il percorso di accesso ai servizi e partecipare attivamente ad alcune sue fasi; un’adeguata presa in carico dei casi urgenti e la garanzia della continuità terapeutica per le donne che si rivolgono alle strutture pubbliche e alle private accreditate per procreazione medicalmente assistita e/o diagnosi prenatale; informazione e accesso gratuito alla contraccezione in fase post-abortiva. Misure che andrebbero promosse in ogni regione per garantire il rispetto della legge e la libertà di scelta delle donne”.

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