L’abbandono neonatale e’ un fenomeno sconcertante, di cui la cronaca ci da’ spesso notizia. I motivi possono essere molteplici, ma tutti collegati alla disperazione di madri che non possono mantenere il proprio bambino. Anche l’abbandono del neonato ha trovato il suo spazio all’interno del 74esimo Congresso di Pediatria della Sip (Societa’ Italiana di Pediatria), e viene raccontato per voce di Maria Vittoria Rava, presidente della Fondazione Francesca Rava e promotrice del progetto ‘Ninna ho’, in collaborazione con il network Kpmg e con Sin, Societa’ Italiana di Neonatologia. “Il progetto ‘Ninna ho’ e’ nato nel 2008, dopo il tragico abbandono di un neonato in un cassonetto di Varese”, racconta Rava. Il piccolo si salvo’ grazie alle cure dei medici del Reparto di Neonatologia dell’Ospedale Filippo Del Ponte di Varese, ma quell’episodio diede il via a una serie di riflessioni all’interno della Fondazione stessa. Infatti, l’abbandono neonatale mette in serio pericolo sia la salute della mamma che del bambino, trattandosi di episodi che si verificano in situazioni di grande precarieta’, in cui non c’e’ alcuna assistenza sanitaria al parto. “Da tempo ci occupiamo di minori in difficolta’- continua il presidente- ma quella e’ stata l’occasione per farci riflettere su una nuova necessita’: informare tutte le donne dell’esistenza di una legge risalente al 2000 che permette a chiunque, indipendentemente eta’, razza e possesso o meno dei documenti, di partorire in totale anonimato, affidando il proprio bambino alle procedure nazionali di adozione”. Il progetto si avvale di due metodi. Il primo e’ divulgativo: “Cerchiamo di diffondere la conoscenza di questa legge attraverso metodi non convenzionali- spiega Francesca Rava- perche’ i nostri target sono quelle donne meno abbienti che non hanno la possibilita’ di acquistare i giornali o di informarsi. Per questo diffondiamo brochure in 5 lingue che lasciamo nei consultori e nei mezzi di trasporto, dove accede il tipo di donne a cui ci rivolgiamo”. Il secondo e’ piu’ pratico, e consiste nel dotare alcuni ospedali italiani delle cosiddette ‘culle termiche’: anche chiamate ‘baby box’, sono costruite in modo tale da permettere alle mamme di lasciare il proprio bambino in totale anonimato alla cura del personale sanitario dell’ospedale stesso. Il progetto pare funzionare: “Dal 2008 a oggi, sono 26 i bambini che, secondo le cronache, sono stati abbandonati appena nati, e di questi circa un quinto e’ stato lasciato in totale sicurezza nelle culle termiche”. Il trend e’ in salita o in discesa? “A sentire la cronaca, sembra in discesa, ma e’ un fenomeno strettamente correlato anche all’andamento sociale, per cui e’ una lotta che bisogna mandare avanti ogni giorno”, conclude Maria Vittoria Rava. Per aderire al progetto ‘Ninna ho’ e’ possibile connettersi al sito www.ninnaho.org e richiedere il materiale da diffondere, perche’ chiunque puo’ essere ambasciatore di un messaggio di speranza e di conoscenza. 
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