Image of doctor hand on patient shoulder

La malattia affligge il corpo e pesa sull’anima. Di chi ce l’ha, ma anche di chi la cura, specie se il nemico da combattere si chiama cancro. Secondo studi recenti, circa il 70% degli oncologi soffre di burnout, la sindrome che provoca in alcuni lavoratori esaurimento emotivo, dolore psicologico e senso di demotivazione. Uno stress patologico contro il quale l’Istituto nazionale tumori di Milano ha deciso di giocare la carta dell’arte, mettendo in mostra nei locali rinnovati della mensa 52 scatti realizzati da un medico per i medici. L’autore si chiama Davide Scaramuzza, professione reumatologo e radiologo. La passione per la fotografia la coltiva da anni e ‘in curriculum’ vanta già alcune esposizioni. Ora l’ultima rivolta al pubblico più speciale, i suoi colleghi dell’Int.

Il progetto è a cura di Roberta Valtorta, storica e critica della fotografia italiana, con la partecipazione straordinaria del fotografo Francesco Radino che ha documentato la mostra. L’esposizione inaugurata oggi, spiegano dall’Irccs di via Venezian, raccoglie “un corpus di immagini che mette in evidenza lo sguardo fotografico dell’autore verso semplici porzioni di muri, qualche cornicione, parti di porte o finestre. Sono i muri di fianco ai quali camminiamo ogni giorno, che troviamo di fronte a noi o alle nostre spalle quando li abbiamo superati”.

“La fotografia per me è una modalità di relazione con il reale, con l’esistente – racconta Scaramuzza, responsabile della Struttura semplice di Radiologia tradizionale dell’Int – Non sento un ‘dentro’ e un ‘fuori’ dall’ospedale”, nel senso che “il desiderio di relazione non si interrompe quando entro in ospedale, anzi è un tutt’uno con la mia attività ed esprime una tensione verso l’incontro e la condivisione. L’installazione in mensa vuole creare una possibilità di dialogo in un luogo di vita e lavoro dove le persone che lavorano si incontrano in un momento di ristoro, e vuole significare che la vita, intesa come relazione, non conosce discontinuità”. Quanto ai soggetti ritratti, precisa il medico-fotografo, “sono muri esterni, reali e quotidiani, di cui sono stati osservati dettagli che invitano a un percorso emotivamente intenso di astrazione. L’opera costituisce un invito alla passione nello sguardo verso il quotidiano”.

“La trasformazione progressiva degli spazi dell’ospedale, o meglio l’umanizzazione dei luoghi di cura secondo i desideri di chi li vive quotidianamente, contribuisce in modo determinante al miglioramento del clima organizzativo – afferma Enzo Lucchini, presidente dell’Int – Umanizzare i luoghi di cura non serve solo ai pazienti e ai loro familiari, che li attraversano per un breve spazio temporale, ma vale soprattutto per chi trascorre in questi spazi una vita intera. In questi casi l’arte può rappresentare una forma di sollievo dalla sofferenza e dallo stress psicologico giornaliero”.

 

 

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