Il 66% dei medici di famiglia ritiene scarso il proprio livello di conoscenza delle terapie innovative oncologiche. Lo ha affermato Andrea Salvetti, responsabile oncologia della Societa’ Italiana di Medicina Generale (Simg) in occasione del convegno di lancio al Senato della campagna sulla gestione integrata delle persone colpite da cancro. “La reciproca collaborazione nella gestione dei piccoli disturbi e’ considerata scarsa o sufficiente dal 76% degli oncologi e dal 73% dei medici di famiglia – sottolinea Salvetti -. Eppure oggi il 72% dei medici di medicina generale, su 1.500 assistiti, segue in media fra 50 e 100 pazienti oncologici. Una situazione impensabile solo dieci anni fa, quando questa percentuale era molto contenuta”. Anche il 59% dei farmacisti, rileva Paolo Vintani, vicepresidente Federfarma Milano, “dichiara di non sentirsi completamente pronto a consigliare al paziente oncologico il giusto percorso per risolvere i piccoli disturbi, soprattutto perche’ i farmaci oncologici non passano attraverso la farmacia e quindi non abbiamo occasione di conoscere le loro interazioni. Il 92% delle farmacie vorrebbe maggiori informazioni. La creazione di un percorso strutturato con gli oncologi e i medici di famiglia puo’ creare dunque le condizioni per una reale reintegrazione dei cittadini colpiti dal cancro nella societa’ e nel mondo del lavoro”. Negli anni Settanta “solo poco piu’ del 30% delle persone colpite riusciva a sconfiggere il cancro – conclude Alessandro Comandone, Direttore Oncologia Medica all’Ospedale Humanitas Gradenigo di Torino – negli anni Novanta questa percentuale arrivava al 47%, oggi 6 persone su dieci sono vive a 5 anni dalla diagnosi e, quando non si arriva a guarigione, in molti casi e’ possibile convivere a lungo termine con la malattia con una buona qualita’ di vita”.
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