Un mestiere ‘pericoloso’. Così considerano la propria professione il 43% delle psicologhe. Non senza fondamento visto che il 47% del campione dichiara di aver subito, nell’esercizio della professione, aggressioni fisiche, verbali e in alcuni casi sessuali. E i problemi non sono solo i pazienti: il 30% si sente discriminato, soprattutto dai propri superiori (16,8%). Sono i dati di una ricerca ‘al femminile’ del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi, condotta dal Gruppo di lavoro sulle pari opportunità, coordinata da Angela Quaquero. I risultati sono stati presentati a Roma, questa mattina a palazzo Firenze, nel corso dell’incontro ‘Empowerment di comunità. L’alleanza delle differenze nelle strategie di sviluppo”.

Gli obiettivi della ricerca, ha spiegato la consulente del Gruppo di lavoro Dominella Quagliata, sono stati quelli di “individuare e contrastare le discriminazioni di genere”. Lo studio è stato realizzato su un campione di 5.000 psicologhe su tutto il territorio nazionale in collaborazione con le docenti Elisabetta Camussi, università degli studi Milano Bicocca, Laura Dal Corso, università degli studi di Padova, e Annamaria Giannini, università degli studi di Roma La Sapienza. Camussi ha sottolineato che, al di là dei numeri, la ricerca ha evidenziato la richiesta delle psicologhe di dar voce a un bisogno di partecipazione e l’autoesclusione che spesso porta le donne a rinunciare alle proprie opportunità di carriera.

Il presidente dell’Ordine nazionale degli psicologi, Fulvio Giardina, intervenendo all’incontro a Roma, ha evidenziato che la sedia rimasta vuota per tutto il giorno al tavolo dei relatori “è la sedia di quella donna – ha detto – che non ha potuto scegliere liberamente il proprio progetto di vita a causa dell’imposizione sociale che ha sempre spinto le donne a svalutare il proprio percorso di crescita in favore della maternità”.

CONDIVIDI