Nell’assistenza alle persone in stato vegetativo o di minima coscienza, circa 4.500 in Italia secondo stime ritenute tuttavia non aggiornate, esiste nel nostro Paese una “inaccettabile disparità di cure fra una regione e un’altra”. Lo denuncia la neurologa Anna Estraneo dell’Irccs Maugeri di Telese Terme (Benevento), referente scientifica del convegno ‘Percorsi sanitari e socio-sanitari regionali di presa in carico delle persone con disordini della coscienza’, organizzato a Napoli dagli Ics Maugeri di Pavia e dalla Regione Campania con il Dipartimento di neuroscienze dell’università Federico II e quello di psicologia dell’università Vanvitelli, in occasione della XIX Giornata del trauma cranico.

La neurologa Anna Estraneo

“L’alleanza terapeutica medico-familiare garantisce la continuità delle cure durante i ricoveri e verso il ritorno a casa dei pazienti in stato vegetativo o di minima coscienza”, spiega l’esperta. “Dopo l’ospedalizzazione – sottolinea infatti Estraneo – i familiari si trovano ad affrontare un pesante carico emotivo, organizzativo, economico e assistenziale, che spesso determina un forte stress psicologico. I parenti si prendono cura di un proprio caro che è vivo, eppure non risponde a nessuno stimolo: una sorta di ‘lutto paradosso’ che porta a una condizione di cronica sofferenza”.

In questo contesto per la specialista “le istituzioni regionali possono fare molto, in modo che la collaborazione fra tutte le figure coinvolte nel percorso di cura e nella gestione delle risorse umane ed economiche possano rispondere sempre più efficacemente alle necessità dei pazienti e dei loro familiari. E’ necessario garantire a tutti l’assistenza più adeguata – esorta Estraneo – e possibilmente armonizzare le legislazioni regionali e nazionale. Anche perché la disparità di mezzi e di sostegni è sempre difficile da accettare nei familiari dei malati, ma comprensibilmente lo è ancor di più in contesti come questi, che accompagnano drammaticamente il paziente per tutta la vita”.

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